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Nella crisi più sanguinosa del mondo. In un Paese al collasso totale. Strage ad un matrimonio, strage in un giorno di festa, strage delle donne. Ne muoiono dieci in un colpo solo, dopo la gioia delle celebrazioni, nella guerra dimenticata dello Yemen. Forse anche la sposa è morta e si è ancora sulle sue tracce per riuscire a trovarla.

Otto donne e due bambine tornavano a casa nei loro veicoli. Nei mirini dei missili degli aerei della coalizione erano finite mentre procedevano nella provincia di Maarib, Yemen rurale, a centosettanta chilometri dalla capitale, Sanaa, nel distretto di Qaramish, ad est, dove la corte delle invitate della giovane ragazza tornava a casa insieme dopo il rito.

Le donne erano tutte della famiglia Haysan, avevano dai 30 ai 50 anni le adulte, minori le bambine, ma non si conosce ancora la loro età. Mohammad al Sheab, a capo dell’ufficio della sanità di Maarib, non è ancora capace di fornire tutte le informazioni necessarie. Nello stesso weekend tre raid hanno compiuto massacri sanguinosi a Taiz, Saada e Hodeidah e settanta persone sono morte.

Matrimoni ed alberghi, scuole ed edifici: tutto diventa un bersaglio per i caccia veloci della coalizione guidata da Riad, che sta causando, secondo Human Right Watch, un’ennesima fase della catastrofe bellica, bloccando gli aiuti per i due milioni di bambini malnutriti e per 16 milioni di persone che non hanno accesso all’acqua potabile.

Dal marzo 2015 la guerra dell’Arabia Saudita contro i ribelli Houthi, ha ucciso migliaia di persone, senza fare rumore sui magazine internazionali dell’Occidente. Nonostante i bombardamenti continui che vanno avanti da oltre due anni, i ribelli continuano a controllare la capitale dello Stato e il nord del Paese. Da gennaio 2017, secondo le stime Onu, nel Paese più povero tra tutti i Paesi arabi, i feriti sono 40mila e le vittime diecimila, di cui la maggior parte civili.

A nulla è valso l’ultimo appello che è partito dalle Nazioni Unite: oltre otto milioni di persone “sono ad un passo dalla fame”, mentre la popolazione è ancora alle prese con un’epidemia di colera che nessuno riesce a fermare. Sono oltre duemila le persone morte per la malattia. Secondo l’ufficio che coordina gli affari umanitari alle Nazioni Unite sono necessari 2.3 miliardi di dollari di aiuti, ma al momento solo il 61 per cento di questi soldi è disponibile. C’è invece sempre la stessa cifra che l’Onu usa per parlare di Yemen: è la crisi numero uno al mondo in questo momento, ma questo primato non basta a fermarla.

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