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Con la metafora della “mano invisibile” Adam Smith esprimeva la fiducia che, lasciando gli individui liberi di perseguire i propri interessi, la società avrebbe prosperato. Smith era anche un umanista e un filosofo morale, dunque era lontano da quell’idea di “mano invisibile” che si è affermata negli ultimi decenni e che confida nelle leggi anonime del libero mercato: oggi ormai l’intera società sembra regolata da un’entità invisibile, che non risponde a bisogni o istanze democratiche, e che impone un ordine insensato a cui i singoli (ma anche paesi e governi) devono sottomettersi per sopravvivere.
Il film La mano invisibile dello spagnolo David Macián ci racconta meglio di tante astratte elaborazioni il dramma generato dall’affermazione di questo tipo di ordine sociale. Il film è spiazzante: alcuni lavoratori sono assunti per recitare in uno spettacolo, davanti ad un pubblico che non vediamo mai, una parte che consiste nello svolgimento di una mansione assolutamente inutile. Non sappiamo chi e perché ha organizzato lo spettacolo (se per profitto o per un esperimento sociale), ma i lavoratori coinvolti nella rappresentazione sono veramente tali: hanno un contratto, uno stipendio, dei ritmi da rispettare nell’assolvere il loro inutile compito, vivono la precarietà e la minaccia di licenziamento, cosicché le dinamiche di questo microcosmo – che ci tengono incollati allo schermo per 80 minuti – ci aprono gli occhi sulla condizione del lavoro nella società contemporanea. Ognuno di noi può rintracciare nel film un episodio della propria vita lavorativa, così come ciascuno si è trovato talvolta dalla parte dello spettatore che giudica il lavoro altrui, talaltra da quella di chi è giudicato oppure è costretto a svolgere compiti che non sappiamo quale mente preversa abbia potuto progettare.
Con un antirealismo sapientemente associato alla profonda conoscenza del mondo del lavoro, il film si interroga dunque sul senso del lavoro nella società di oggi. Dobbiamo auspicare che la pellicola circoli nelle sale, nelle scuole e nelle università: perché la domanda sul come la “mano invisibile”, da idea che afferma il diritto di ciascuno di seguire le proprie inclinazioni, si sia risolta in un annullamento invisibile e immotivato del lavoro e degli esseri umani, è una domanda che non può essere evitata.

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