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1. “Il dibattito attorno all’Iran e a ciò che succede in questo paese viene complicato dalla malsana abitudine degli intellettuali e dei media occidentali che consiste nel mettere qualsiasi protesta, opposizione o manifestazione in Iran, sempre e comunque nella casella del “regime change”. Questi intellettuali e questi media considerano il cittadino iraniano che scende in piazza come un loro personale portavoce, un loro rappresentante o peggio un rappresentante dei loro “valori”. Dicono che sono mossi dalla solidarietà. In realtà non si tratta di solidarietà con il popolo iraniano ma di una falsa solidarietà, una specie di solidarietà narcisistica con se stessi. Questa presunta solidarietà ci impedisce di capire cosa succede realmente e di capire le vere rivendicazioni delle persone e ci impedisce, sopratutto, di svolgere un dibattito serio sull’Iran” Eskandar Sadeghi-Boroujerdi, accademico iraniano.

2. “Negli ultimi anni, si è parlato nei media occidentali dell’ascesa del “consumatore iraniano”, un consumatore con alto potere d’acquisto e gusti occidentali, ma ciò che questi media hanno dimenticato di menzionare è la classe che sta sotto a questa classe medio-alta: l’importante classe dei lavoratori, la funzione della quale non è il consumo ma la produzione”. Esfandyar Batmanghelidj, ricercatore iraniano e fondatore del forum Europa-Iran.

3. I lavoratori in Iran sono 27 milioni, la più grossa forza lavoro del medio oriente. In Arabia Saudita, ad esempio, è due volte inferiore e composta per i 3/4 da lavoratori stranieri che non possono protestare e se protestano vengono espulsi dal paese.

4. I conservatori o “principalisti” (secondo l’espressione iraniana) sono in Iran conservatori sul piano culturale ma sul piano economico sono per una politica di inclusione dei “mostazafin” (gli umili, i poveri). L’ultimo presidente iraniano vicino ai poveri è stato Mahmoud Ahmadinejad. Una delle sue principali azioni in questo senso è stata l’introduzione di una specie di “reddito di cittadinanza” per i bisognosi al posto delle sovvenzioni per i beni di prima necessità vigenti prima (pur mantenendo alcune di esse). Questo “reddito di cittadinanza” è personale (in una famiglia ad esempio, viene dato a ciascun membro, figli compresi) e tocca circa il 97% della popolazione e quindi di tipo universale e non più solo ai poveri.

I “riformisti” invece, sostenuti dal bazar (commercianti) e dai settori più agiati della società, sono culturalmente “progressisti” ma proseguono una politica economica di tipo neo liberale.

5. I trasferimenti sociali – di tutti i tipi – in Iran ammontano a 100 miliardi di dollari all’anno.

5. Ali Khamanei, la guida suprema dell’Iran, ha ultimamente rimproverato al presidente Hasan Rohani (riformista) di praticare una politica economica che si sta allontanando sempre più dalla “economia della resistenza”, al che Hasan Rohani ha risposto che si tratta solo di una “diversa interpretazione” di tale economia. In gioco ci sono le privatizzazioni e le politiche di Rohani per la stabilizzazione monetaria e le sovvenzioni alle banche.

6. La nuova legge finanziaria presentata dal governo Rohani vorrebbe ridurre ciò che resta delle sovvenzioni ai beni di prima necesità e alla benzina. Questa riduzione ha un effetto sui prezzi con aumenti dal 30 a 40%. Aumenti che toccano le fasce più deboli, oggi in strada a protestare contro queste misure.

7. Le proteste attuali assomigliano a quelle dell’aprile 1995 e non, come dicono gli “esperti”, agli eventi del 2009.

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