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Il Macro asilo, progetto di Giorgio de Finis, nuovo direttore del Macro, ospiterà centinaia di artisti. E il pubblico potrà interloquire con loro: al «pittore si chiederà di parlare» per rendere il museo “vivo”, ecco l’idea. Domande e commenti del pubblico e risposte dell’artista. È questa la filosofia che c’è dietro il progetto in partenza a ottobre, per «stare nel museo come si sta nella piazza», un luogo in cui il pubblico può vedere la nascita dell’opera, può comunicare con l’artista, può diventare parte del museo. Nessuna mostra, una sola installazione permanente. Nel Macro diretto da De Finis c’è spazio per tutti gli artisti che «hanno qualcosa da dire».

In cosa consiste il progetto Macro asilo?

Si tratta di un progetto sperimentale: è un museo che abbiamo chiamato “vivo”, “reale”, un museo contaminato dalla vita, più leggero, più attraversabile, dove le opere si fanno e non si guardano solamente. Il Macro esporrà una collezione permanente che proverò a realizzare come installazione unica, dove tutte le opere saranno una vicina all’altra per far capire che in questo spazio gli artisti sono invitati a stare insieme e a collaborare. Con loro proveremo a capire cosa sta succedendo a Roma e nel mondo. Durante la settimana ci concentreremo lavorando con gli artisti del territorio, che saranno lo zoccolo duro di questo progetto e che spero “abiteranno” il museo in maniera, non posso dire permanente, ma quasi. Il week-end invece ospiteremo i grandi nomi dell’arte internazionale e della riflessione teorica. Il mio invito è non solo a dipingere, a fare, a parlare, a proporre progetti, ma a stare nel museo come si sta nella piazza, incontrando le persone, ascoltando quello che hanno da dire.

Da dove nasce questa sperimentazione?

Quello che propongo lo imparo sul campo prendendo suggerimenti, indicazioni. Acquisisco tutto ciò dalla frequentazione con gli artisti, comprendendo la grande solitudine in cui operano, perché viviamo nell’epoca dell’arte espansa, con produzioni sempre più singolari e staccate dalla società. Ogni artista assomiglia un po’ al…

L’intervista di Giorgio Saracino a Giorgio de Finis prosegue Left in edicola


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