Fino a qualche tempo fa il folkloristico direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, rispondeva in modo piccato a chi lo tirava in ballo in merito alla assurda e scandalosa vicenda dell’Archivio di Stato: «Ed io che c’entro». Il 6 gennaio in una lunga intervista su Repubblica, per reagire con foga alle critiche di quelli che lui definisce suoi detrattori, è uscito allo scoperto. Ecco cosa ha dichiarato con la solita enfasi: «E annuncia che presto avrà a disposizione 30mila mq di locali prima occupati dall’aeronautica. Li userò per eventi, in quanto servono soldi per la manutenzione e per i restauri. Chi è contro i matrimoni i matrimoni alla fine è contro la tutela. Lo Stato da solo non può fare tutto, dovrebbe essere chiaro a tutti» (sono parole sue).

E qui casca l’asino, direbbe il saggio. Questa affermazione del direttore non tiene conto, anzi la contraddice, di una norma prevista dal “Progetto di riassegnazione e di restituzione degli spazi del complesso della reggia alla loro esclusiva destinazione culturale, educativa e museale ai sensi dell’art. 3, comma 1, del decreto legge 31 maggio 2014, n. 83 – convertito, con modificazioni, dalla legge 29 luglio 2014, n. 106”. In base a questa norma, da alcuni mesi sono iniziati i lavori di trasloco dei documenti e materiali dalla palazzina alla periferia della città, dove si trova il grosso (più del 95% del materiale archivistico), tra l’altro in condizioni di precarietà, non più accessibili ed usufruibili da studiosi e visitatori – che vi si recano da tutto il mondo per ricerche storiche, ai nuovi spazi della Reggia.

Come si osserva nella nota di accompagnamento al suddetto progetto, nel corso degli ultimi decenni il patrimonio documentario dell’Archivio di Stato di Caserta è stato incrementato notevolmente a seguito dei versamenti effettuati, in attuazione della normativa vigente, dalle amministrazioni periferiche dello Stato della provincia, rendendo necessaria l’individuazione, all’interno dell’edificio della reggia, di nuovi spazi da destinare a deposito.

La nota si conclude in modo chiaro: «Considerato che l’Archivio storico della Real Casa, sul quale l’Archivio di Stato esercita le proprie competenze, è indissolubilmente connesso, al pari della Biblioteca Palatina, al Museo storico della Reggia ed è attualmente allocato al primo piano ammezzato del palazzo, si ritiene opportuno soddisfare le esigenze correlate alla consultazione di tali fondi archivistici (nonché di quelli storicamente correlati al predetto Archivio Storico) assegnando all’Archivio di Stato di Caserta alcuni locali (attualmente – nel 2014 – in consegna all’Aeronautica militare) ubicati nell’angolo sud orientale del piano terreno e del soprastante piano ammezzato, destinando a deposito la parte del piano interrato sottostante (tavole 35, 36 e 37)».

Di questa norma il direttore Felicori e i suoi colleghi del Mibact e della soprintendenza Campania devono tener conto, in particolare in riferimento ai finanziamenti già stanziati per lavori di manutenzione e di rafforzamento dei locali. Con tutto il rispetto per le dichiarazioni di Felicori, è giunto il momento che gli organi competenti ed i progettisti incaricati diano avvio ai lavori di consolidamento – anche con un funzionale cronoprogramma dei lavori – per poter consentire finalmente la riapertura di tutto l’Archivio, per salvare parti fondamentali della nostra memoria storica, della nostra identità e civiltà.

Un drastico provvedimento, l’archivio chiude – Aggiornamento del 15 gennaio 2018

La direttrice dell’archivio di Stato di Caserta ha comunicato in modo secco che da ora i servizi al pubblico saranno sospesi, fino a nuova data. Da cui  non si capisce bene il motivo di un provvedimento così drastico, che in pratica sancisce la chiusura di una struttura così importante. Ad esclusione di alcune voci isolate, ancora più sorprendente appare il silenzio assordante e l’indifferenza quasi totale da parte delle forze politiche e delle istituzioni locali, a partire dal Comune di Caserta che in diverse occasioni si era impegnato ad intervenire a fianco del Comitato.

Prendendo a prestito il titolo del recente saggio dello storico Gianni Cerchia, ci viene da commentare che la nostra identità culturale e la memoria storica viene “tradita”, anzi viene “abbandonata” al suo destino da chi dovrebbe tutelarla e valorizzarla in sede istituzionale.

Per queste ragioni come Comitato abbiamo avanzato – con oltre trenta firme, aperte da quella del VE R. Nogaro – la richiesta di un incontro di merito in primo luogo al ministro Franceschini ed al direttore generale Mibact per chiedere un incontro sulla vicenda assurda e sconcertante che da anni tiene in bilico uno dei beni comuni fondamentali per la memoria storica ed identità civile di Terra di Lavoro. Allo stato il nostro Archivio risulta smembrato, senza una sede adeguata ed agibile, nonostante l’avvio del trasferimento degli uffici nella prestigiosa sede della Reggia Vanvitelliana.

Nello stesso tempo rinnoviamo la nostra richiesta al sindaco e presidente del consiglio comunale, al prefetto ed alla airettrice dell’Archivio Per chiedere il rispetto e l’attuazione di una norma di legge stabilita con il Piano Soragni di destinazione nei locali della Reggia Vanvitelliana. In particolare abbiamo chiesto di fare chiarezza sui tempi per il progetto di fattibilità e sul crono-programma dei lavori di sistemazione e rafforzamento dei nuovi locali dell’ex Aeronautica, per i quali sono previsti finanziamenti per oltre 2 milioni di Euro.  Ci aspettiamo che il Sindaco di Caserta (insieme con le altre istituzioni del territorio)  si occupi con serietà del futuro del nostro Archivio, anche portando all’odg del consiglio comunale la situazione  dell’archivio di Stato di Caserta.

Di fronte ad un provvedimento così drastico, ora ci auspichiamo che almeno il sindaco e le altre istituzioni locali ci diano una risposta e manifestino la loro disponibilità per approfondire insieme con le associazioni ed i cittadini consapevoli, da tempo impegnati su alcune battaglie di civiltà per il futuro di Terra di Lavoro (come quelle dell’Archivio e del Museo Campano). 

Pasquale Iorio è il fondatore dell’associazione Le piazze del sapere

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