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Vorrei fare i complimenti a Pietro Grasso di Liberi e uguali per la prima proposta politica di questa campagna elettorale che ha un valore strategico e di lungo respiro, al contrario di quanto proposto da chiunque altro fino ad oggi. L’eliminazione delle tasse universitarie è una proposta più che lodevole e senz’altro di sinistra. Certamente dovrebbe essere solo il primo tassello di una strategia di rilancio dell’università e del sistema scolastico in generale.Io credo che l’investimento vero dovrebbe essere perlomeno di 10 miliardi l’anno e non soltanto dei 2 miliardi necessari ad abolire le tasse universitarie. (Per esempio quei 10 miliardi sprecati da Renzi con l’elemosina degli 80 euro). Una strategia che permetterebbe finalmente di togliere l’Italia stallo, economico, sociale e culturale, in cui si trova da ormai più di 30 anni. Perché promuove l’idea che la conoscenza sia ciò che può fare la differenza nel mondo sempre più competitivo in cui viviamo. Solo i Paesi che investono tanto (e hanno investito tanto) nella formazione universitaria delle nuove generazioni, sono uscite brillantemente dalla crisi. Penso alla Germania e alla Corea del Sud. Ma anche alla Cina, che sforna oltre 8 milioni di laureati ogni anno.
La competizione economica sarà sempre più sul cosidetto “soft-power”, il potere dato dalla conoscenza e non dalla quantità di braccia da impiegare.

La Cina, da grande produttore manifatturiero del mondo, sta spostando la propria capacità produttiva verso un sempre più alto valore aggiunto.Per farlo ha programmi di reclutamento di tecnici e scienziati da tutto il mondo mettendo a disposizione enormi quantità di soldi per ricerca e formazione. Sono investimenti sul futuro. I politici cinesi sanno bene che investire oggi in ricerca e formazione, apparentemente senza un ritorno immediato, significa guadagnare tra 20 anni un enorme vantaggio competitivo. Perché quei ragazzi che si formeranno avranno competenze uniche al mondo. Investire nell’università e nella ricerca scientifica è la proposta corretta per invertire la strada del declino verso l’irrilevanza economica del nostro Paese nel contesto mondiale. L’evidenza economica, potremmo dire materiale, dell’importanza della conoscenza è evidente. Ci si potrebbe chiedere allora perché la politica, sostanzialmente tutta, da Forza Italia al Pd passando per i 5stelle, non si pone questo tema come sostanziale e fondante. Nessuno infatti ha risposto alla proposta di LeU. Tranne Renzi per dire una cosa falsa, ossia che sarebbe una proposta discriminatoria per chi è povero. Tra l’altro Renzi, con una proposta diametralmente opposta a quella di Grasso, ha proposto l’abolizione del canone Rai. Come dire “meglio non spendere per la tv che dare accesso libero all’università”. Che dà l’idea di quale brutta idea abbia Renzi dei suoi elettori. Gente a cui dare un soldino per farsi eleggere, senza minimamente pensare al loro futuro o a quello dei loro figli. È l’elemosina, che non serve a nulla e che non cambia nulla. L’accesso alla conoscenza non deve avere nessun tipo di limitazione, né in un verso né nell’altro. Esistono solo persone che vogliono sapere e formare la propria identità sociale. Così come non è possibile stabilire a priori qual è il percorso di formazione ideale. Ognuno ha il suo, perché ognuno di noi è diverso.

Perché questa semplice idea non passa nemmeno nell’anticamera del cervello dei nostri politici? Perché in Italia c’è ancora un’idea della formazione che ha la sua matrice nel pensiero cattolico. Essa viene intesa come educazione e non come istruzione. La differenza è sottile ma sostanziale. L’educazione dà per scontato che l’essere umano è materia informe da plasmare. Dà per scontato che l’essere umano “non è” e deve quindi essere costruito. L’identità degli esseri umani non esiste ab origine e quindi deve essere stabilita tramite l’identificazione con il padre o con il maestro. Il maestro è l’esempio cui l’allievo deve conformarsi. Non c’è dialettica. C’è solo qualcuno che bisogna prendere ad esempio, cui bisogna somigliare. Bisogna essere come l’altro. Perché? Perché in realtà la natura umana sarebbe informe e cattiva e va quindi repressa e nascosta. Questa non è altro che la solita idea del peccato originale. L’idea di educare invece di istruire è un’idea molto fortemente presente nel sistema scolastico e universitario italiano. Il problema è evidentemente culturale. L’istruzione dovrebbe invece essere ciò che dà all’allievo la possibilità di formarsi nella maniera più congeniale e senza imporre modelli. L’idea è che la realtà profonda di ogni essere umano aspira alla conoscenza del mondo, in particolare degli altri esseri umani, e di se stessi. È una ricerca che ogni essere umano fa sin dalla nascita. Nessuno ha il peccato originale, la cattiveria innata. Peccato originale che poi sarebbe la colpa perché Eva ha voluto cogliere la mela della conoscenza. Il peccato dell’uomo, la sua maledizione, sarebbe la voglia di sapere e di conoscere, il poter distinguere autonomamente, senza l’aiuto di dio, la differenza tra il bene e il male, la possibilità di conoscere ciò che è vero da ciò che è falso. Allora è evidente che se si pensa in questo modo, se i nostri politici hanno questi pensieri verso gli altri, la scuola e l’università saranno costruite in modo da NON dare conoscenza! Perché la conoscenza è ciò che fa l’uomo malvagio…

In verità la conoscenza è ciò che l’uomo aspira ad avere. Lo Stato deve mettere tutti in condizione di accedere liberamente e gratuitamente ad essa, senza condizioni. Perché sapere è vedere e quindi potere. È quel potere che il pensiero religioso non vuole che gli esseri umani abbiano.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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