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Il 9 gennaio era stata diffusa la notizia del salvataggio di biblioteca, fototeca, archivio e dipendenti della Gam grazie all’intervento della Regione Piemonte che ha aumentato il contributo annuo destinato alla Fondazione. In realtà restano molte questioni in sospeso. Gli ulteriori 350mila euro stanziati dalla Regione sono andati a sanare, momentaneamente e solo in parte, un dissesto economico che riguarda tutta la fondazione e si aggira sui 2 milioni di euro, mentre la sorte del Borgo medievale e di circa dieci lavoratori è ancora oggetto di trattative.
A fronte di tutto questo viene da chiedersi se l’accordo raggiunto per la Gam possa effettivamente condurre ad una situazione di stabilità o se, verosimilmente, al termine del 2018 si tornerà a parlare della sua chiusura e del trasferimento dei suoi volumi in depositi inaccessibili. La biblioteca è salva (per ora) recita il titolo dell’ultimo post sul sito aperto da studenti di storia dell’arte di Torino, in quanto il futuro di questa parte del patrimonio culturale italiano è incerto, nonostante la Repubblica sia chiamata a tutelare il patrimonio storico e artistico della nazione, così è scritto nell’articolo 9 della Costituzione.

La storia:
Lo scorso dicembre il Comune di Torino ha annunciato nuovi tagli ai fondi destinati alla Fondazione Torino Musei, innescando un terremoto interno (con ripercussioni sugli anelli più deboli della catena). Stando a quanto emerso dai primi incontri tra l’assessore alla Cultura di Torino Francesca Leon, il presidente Maurizio Cibrario e il segretario Cristian Valsecchi della Fondazione Torino Musei, lo scenario prevedeva la chiusura della biblioteca d’arte, della fototeca e il trasferimento dell’archivio della Galleria d’arte moderna e contemporanea di Torino (Gam), il licenziamento di 28 dipendenti della Fondazione distribuiti tra i servizi sopracitati della Gam, museo diffuso della resistenza e Borgo medievale, oltre alla concessione a privati di quest’ultimo.
Più che una soluzione di emergenza, si è dimostrato un segnale di incapacità amministrativa e irresolutezza nei confronti di un problema riguardante sì lavoratori e utenti, ma anche il patrimonio culturale. Nella scorsa primavera il Comune ha rilanciato l’idea di aprire un polo unico per le biblioteche di storia dell’arte con lo scopo di riutilizzare i diversi spazi attuali, eliminando i costi degli affitti e dimezzando quello dei servizi. Tra i luoghi ritenuti adeguati, il Comune ha indicato la Biblioteca nazionale, ma come ha detto il direttore Guglielmo Bartoletti alla stampa locale, non ha sufficiente spazio, inoltre dipende dal ministero dei Beni e delle attività culturali, che non era stato interpellato. La biblioteca della Gam ad oggi conta 140mila volumi, numerosi fondi speciali e l’archivio storico dei musei civici torinesi, ed è nata negli anni Trenta in stretta connessione con l’istituzione museale, per permettere lo svolgimento delle ricerche e degli approfondimenti necessari alla realizzazione di mostre ed eventi. Nel corso dei decenni importanti acquisizioni e donazioni l’hanno resa un centro di rilievo per la storia dell’arte, motivo per cui è stata aperta al pubblico e oggi è frequentata anche da studenti.

La mobilitazione:
Di fronte all’imminente chiusura e alla totale mancanza di informazioni su luoghi e tempistiche per la realizzazione di un piano incerto quanto opinabile, studenti e professionisti si sono mobilitati raccogliendo firme, presenziando in piazza e cercando il dialogo con la giunta comunale, dimostrando il loro sostegno ai lavoratori ma anche manifestando interesse per la sopravvivenza delle istituzioni culturali messe a rischio dai tagli. Il movimento di protesta vede la partecipazione di studenti e laureati riuniti nel gruppo “Studenti di Storia dell’Arte di Torino”, fondato nel 2015 quando erano emersi i primi sintomi del problema allora circoscritto alla Biblioteca della GAM. Sono passati difatti due anni dalle prime proteste rinominate #SaveGam, in quell’occasione rivolte alla limitazione dell’orario di apertura della biblioteca chiesta dal comune di Torino, allora rappresentato dalla precedente amministrazione, che intendeva ribassare le 35 ore settimanali a 11. Dopo la prima vittoria che ha portato al mantenimento dell’orario usuale, l’associazione ha continuato a seguire con attenzione le vicende legate alla Biblioteca della Gam. All’indomani dell’elezione del sindaco Chiara Appendino avvenuta nel giugno 2016, come racconta lo studente Marco Testa, l’associazione ha espresso la ferma necessità di inserire negli organi della Fondazione Torino Musei personalità con un alto profilo di ricerca nel settore delle arti e costituire il comitato scientifico, previsto anche nello statuto della fondazione ma ancora vacante. La richiesta mirava all’attuazione di una procedura che, oltre ad essere dovuta, si auspicava potesse permettere a esperti nel settore di incidere nelle scelte della fondazione stessa, coadiuvando figure dalle professionalità legate ad altri ambiti disciplinari. Invece di stupire, tanta lungimiranza lascia intendere che le opportunità per salvaguardare i beni fossero già sotto gli occhi di tutte le parti.

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