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Per fortuna parlano. Per fortuna i candidati, ammantati spesso di benevola narrazione da parte dei loro sostenitori e dei rispettivi partiti, vengono intervistati, si esprimono e così inevitabilmente inciampano sulla loro natura.

Così da ieri sappiamo, una volta per tutte, che Attilio Fontana, ex sindaco di Varese candidato per il centrodestra alla successione di Maroni, quando si distrae scivola sulle questioni di “razza bianca” forse troppo abituato alle battute da osteria del suo mentore segretario Matteo Salvini. E fa niente se poi, come da tradizione, si è scusato dicendo di essere stato frainteso: le parti basse con cui votano i suoi elettori sono state opportunamente eccitate quel tanto che basta per arrivare fino al 4 marzo. Eppure la sua frase conviene scoprirla nella memoria: «E’ un discorso demagogico e inaccettabile quello di dire che dobbiamo accettarli, è un discorso a cui dobbiamo reagire, dobbiamo ribellarci: non possiamo accettarli tutti. Vorrebbe dire che non ci saremmo più noi come realtà sociale e etnica, perché loro sono molti più di noi, perché loro sono molto più determinati di noi nell’occupare questo territorio. Di fronte a queste affermazioni dobbiamo ribellarci, non possiamo accettarle, perché qui non è questione di essere xenofobi o razzisti, ma logici e razionali: non possiamo perché tutti non ci stiamo, quindi dobbiamo fare delle scelte, decidere se la nostra etnia, razza bianca, società deve continuare ad esistere o deve essere cancellata, è una scelta. Se la maggioranza degli italiani dovesse dire noi vogliamo autoeliminarci vorrà dire che noi che non vogliamo autoeliminarci ce ne andiamo da un’altra parte».

La favola della sostituzione etnica è stata accontentata.

Poi c’è Gori. Quello che si offende, quello che secondo Renzi è “uomo di sinistra” più di lui (e basterebbe un Cirino Pomicino) e che non ha “nulla di berlusconiano”. Bene. Gori è stato intervistato Klaus Davi (l’intervista la trovate qui). Per carità, concetti meno gravi di quelli di un razzista, diranno tutti, ma indicativi.

Su Berlusconi ha detto: «Si può apprezzare molto l’imprenditore per quello che ha fatto e io continuo ad apprezzare Berlusconi e gli sono anche molto riconoscente: mi ha messo in mano la responsabilità delle sue tre reti quando avevo 29 anni, come potrei non esserlo? Ma ho un giudizio politico su di lui abbastanza severo, i due piani sono nettamente distinti». Peccato che le condanne di Berlusconi facciano riferimento al suo essere evasore e corruttore proprio da imprenditore. Qualcuno lo ricordi a Gori.

Su Dell’Utri ha detto: «Il mio rapporto personale con Dell’Utri è sempre stato con un uomo di grande qualità. Non ho mai avuto la sensazione che fosse l’anello di congiunzione tra Berlusconi e la mafia».

E su De Benedetti (amichevolmente informato da Renzi, come dice De Benedetti stesso, del decreto banche, tempismo che gli ha fruttato un bel guadagno di 600.000 euro): «Non so che in rapporti fossero, ma mi pare normale capo del governo intrattenga rapporti con i principali figure del panorama economico e non mi pare gli abbia detto niente di particolarmente…» E i 600.000 euro? Gori dice: «Questo è assolutamente da dimostrare».

Ecco tutto. Buon martedì.

 

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