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Morti a Milano, nel 2018, soffocati. Tre lavoratori, 43, 49 e 58 anni, di un’azienda specializzata nella produzione di acciaio e titanio hanno perso la vita. L’allarme non ha suonato, l’ossido di azoto li ha uccisi: vittime di un’esalazione. Poche ore prima, un 41enne lavoratore edile di Torino era morto in un cantiere di Cafasse.
Sono già 29 le vittime del lavoro nel 2018, quasi due al giorno. Trend, questo, in linea – purtroppo – con i dati rilevati dall’Inail nei primi undici mesi del 2017, in cui hanno perso la vita sul posto di lavoro 952 persone, l’1,8% in più rispetto al 2016. Non solo: anche le denunce di infortuni hanno registrato un incremento rispetto all’anno precedente: lo 0,3% in più per la precisione, raggiungendo quota 589.495. Un aumento di 1.900 casi, quindi.

Tredici mila morti negli ultimi dieci anni, rincara l’Osservatorio indipendente di Bologna morti sul lavoro, contando sia i decessi sul posto di lavoro, che quelli che perdono la vita nel tragitto. Tra i casi più frequenti, la caduta dai ponteggi e la morte per schiacciamento nell’edilizia. I mezzi pesanti sono la minaccia maggiore per chi lavora nell’agricoltura. Aumentano anche, rispetto al 2016, gli infortuni in itinere: se quelli sul posto di lavoro, ancora secondo l’Inail, si erano più o meno stabilizzati – registrando, per la verità un lieve decremento (lo 0,1%) – è altrettanto vero vero che gli infortuni sulla strada per raggiungere i posti di lavoro hanno registrato un notevole aumento (il 3,4%).

«Si allunga la scia di morti sul lavoro causate da intossicazioni in ambienti confinati, a dimostrazione del fatto che la storia non ci ha insegnato nulla e che è ancora lunga la strada da percorrere per garantire la tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro»: ha dichiarato Franco Bettoni, Presidente dell’Anmil (Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro). Secondo i dati forniti dall’Associazione, il numero dei decessi sul posto di lavoro aveva avuto una contrazione, passando dai 1.200 casi del 2008 ai 1.170 del 2014; 1.286 nel 2015 e 1.104 nel 2016.

I settori più “pericolosi” – sia per le morti in bianco che per gli infortuni sul lavoro – sono l’industria metallurgica, i trasporti, la metalmeccanica e i servizi alle imprese. Quelli che hanno subito una contrazione (positiva) sono l’agricoltura, la pubblica amministrazione, le attività finanziarie ed assicurative e la sanità. I maggiori incrementi infortunistici si registrano nelle aree più industrializzate e produttive del Centro-Nord, la Lombardia in particolare. Seguono Emilia Romagna, Trentino e Lazio. Le più “sicure”: Molise, Umbria e Puglia.

Il lavoro non aumenta, ma le morti e gli infortuni sul lavoro sì.

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