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«Si è rovinato, ha rovinato una famiglia, anche i figli stessi tutti controllati, minchia nemmeno si possono muovere… Appena lo Stato si stanca, che gli toglie la scorta, poi vedi che poi…»: sono le parole pronunciate da Giuseppe Nugara, capomafia (presunto) di San Biagio Platani in una conversazione intercettata che è agli atti della maxi operazione che ieri ha portato all’arresto d 56 persone.

Nugara sta parlando di Ignazio Cutrò, testimone di giustizia nonché presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia.

È una storia vecchia, ormai: le mafie non hanno intenzione di fare troppo rumore e allora aspettano che ci si dimentichi dei loro obbiettivi per colpirli quando cala l’attenzione. Ignazio Cutrò con le sue denunce ha fatto arrestare (e condannare) i fratelli mafiosi Panepinto che per anni l’hanno vessato con le loro estorsioni.

Che un mafioso confidi in uno Stato che “si stanca” di proteggere i propri uomini è già una pessima notizia ma che dei mafiosi diano per scontato che punire una vittima è solo questione di tempo in un Paese democratico dovrebbe almeno essere un campanello d’allarme.

Del resto viene da chiedersi perché un testimone di giustizia (rovinato dal proprio coraggio, come nel caso di Cutrò che è ormai tecnicamente “fallito” con la su azienda di costruzioni per le “dimenticanze” di Stato) dovrebbe prima o poi temere di non essere protetto. Sembra una storia da non credere, vero?

E invece a Cutrò da qualche giorno hanno tolto la protezione. È solo. Lui e la sua famiglia.

E ora esce questa intercettazione.

E lo Stato, di colpo, si smutanda, smutandato dalla mafia.

Buon martedì.

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