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Vuoi lanciare una campagna che sfiori argomenti religiosi sui mezzi pubblici? A Milano, l’Azienda trasporti milanese non te lo permette. A meno che non li tocchi dalla parte “giusta”, quella dei cattolici. Figuriamoci quindi se il referente fa dell’ateismo la propria cultura di riferimento e lancia un messaggio che, velatamente, mette in discussione, ad esempio, il battesimo dei neonati e l’iscrizione “coatta” all’ora di Insegnamento della religione cattolica. «Posso scegliere da grande?», è la domanda che si pone una bimba di due anni nel manifesto inoltrato dalla Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar) all’agenzia pubblicitaria Igpdecaux per farla circolare sui mezzi pubblici del capoluogo lombardo. Sì? No? Non importa. Che si sia d’accordo o no con il messaggio della campagna, poco interessa. È la censura che fa riflettere, ora. L’Atm infatti si è rifiutata di veicolare il messaggio elaborato dalla più grande associazione italiana di atei.

Perché? «È questione di argomento, non di immagine», ha spiegato il referente di Igpdecaux  al suo scomodo cliente. «La campagna sta girando in 54 città italiane: a Roma non ci sono ma Milano è l’unica metropoli in cui abbiamo avuto problemi di questo genere. A Bologna, Padova e Palermo, ad esempio i manifesti circolano tranquillamente», racconta a Left Alessandra Stevan, coordinatrice del circolo Uaar di Milano. E continua: «Noi ci siamo presentati subito come Uaar, non ci siamo nascosti. Teoricamente viviamo in un Paese laico, ma nei fatti non sembra essere così. Promuoviamo la libertà di scelta, che è una cosa positiva – per noi – ma penso che possa essere vista come un po’ fastidiosa, da alcuni».

Ma andiamo per ordine: l’Uaar contatta Igpdecaux per comprare spazi pubblicitari sui mezzi pubblici milanesi. Non sembra esserci alcun problema, all’inizio. Offerta e via libera. Ma c’è un “ma”: «Apprendo ora che trattandosi ovviamente di una campagna legata alla vostra associazione, entrerà nella sfera del controllo Atm attraverso i loro organi preposti». Chiede celerità, quindi, il referente: «Vi chiedo di avere al più presto almeno una bozza di quella che sarà la vostra comunicazione».
Si vuole far partire la campagna a gennaio perché è il periodo in cui si fanno le iscrizione scolastiche e «per promuovere l’ora alternativa a quella di religione cattolica», chiarisce Alessandra Stevan: «L’Uaar ha deciso di lanciare in questo periodo la campagna “Posso scegliere da grande” sulla libertà di scelta dei bambini. A Milano abbiamo contattato Igp decaux. Il nostro obiettivo era far girare la campagna sugli autobus. Nel momento in cui noi abbiamo mandato l’immagine della campagna, ci è stato risposto che, essendo la campagna dell’associazione, avrebbe dovuto essere sottoposta al vaglio degli organi di Atm, al loro consiglio per stabilire se fosse idonea».

Di idoneità, si parla. L’Igpdecaux dichiara quindi che il manifesto dovrà essere giudicato dall’Atm, azienda con la quale l’Uaar non è mai riuscita a entrare in contatto: «Noi non abbiamo mai avuto contatti diretti con Atm, abbiamo sempre parlato con Igp come intermediari. Quindi ci è arrivata una comunicazioni in cui ci chiariscono che Atm confermava il divieto di manifesti a carattere religioso sui mezzi di superficie. Ho parlato a voce con il referente di Igp per provare a spiegare che in realtà questa campagna non ha assolutamente nulla di religioso». Nel manifesto, sopra alla domanda che si pone la bambina, sono elencate le religioni tra cui potrà scegliere da grande, in ordine decrescente di fedeli. Ma non solo: alle religioni, in seconda e terza posizione nell’elenco sono aggiunti anche “ateismo” e “agnosticismo”. Non si mina quindi ad attaccare una fede – quella cattolica ad esempio – ma a garantire il diritto al bambino di scegliere tra le varie: induismo, ateismo, buddismo, islamismo.

«La campagna è equidistante da tutte le religioni, nella campagna citiamo anche l’ateismo e l’agnosticismo. Non c’è stata possibilità di parlare direttamente con Atm. Allora Igpdecaux ci ha fatto un’altra proposta: visto che sugli autobus non era possibile esporre questa campagna, ci hanno proposto le giostre in metropolitana (gli spazi tra un vagone e l’altro). Noi abbiamo accettato, anche se eravamo rimasti molto colpiti da questo rifiuto». Ma c’è un però. Continua Alessandra Stevan: «In una seconda mail, ci hanno detto che il divieto si estendeva anche sulla pubblicità dinamica, quella in movimento. Niente da fare, quindi. Ci hanno proposto la pubblicità statica (cartelloni fissi). Solo che quando ho chiesto se c’erano degli spazi disponibili, mi è stato comunicato che non ce ne erano, neanche in periodi successivi».
L’Uaar storce il naso, ma icassa. Pensa quindi di proporre un manifesto nuovo «più soft»: «Abbiamo pensato di proporre un altro manifesto, impossibile da rifiutare. Ho scritto a Igpdecaux dicendo che la nostra associazione aveva realizzato un altro manifesto, senza però allegarglielo». La risposta è inequivocabile: «Non è questione di immagine, ma di argomento».

La Uaar chiede di visionare il regolamento in cui viene espresso il divieto di pubblicità religiosa. Nulla da fare: «Poi però ci siamo ricordati che l’anno scorso, in occasione della visita di Papa Francesco, c’erano degli autobus che giravano a Milano in cui veniva promossa la santa messa. L’Uaar non può circolare sui mezzi di superficie, il papa sì. Questa è censura. Ed è discriminazione», conclude Alessandra Stevan.

«Questa è una campagna di promozione sociale. Non religiosa».

AGGIORNAMENTO, mercoledì 31 gennaio ore 9:46

«Nessuna preclusione o discriminazione» ci scrive Atm su twitter. «Si è trattato di un errore del concessionario a cui è seguita una mancanza di spazi, come abbiamo spiegato qui: bit.ly/2npPG6U».

Per completezza di informazione, leggiamo nel link indicato da Atm: «Il regolamento interno di ATM prevede, da diversi anni, il divieto di affiggere campagne pubblicitarie di carattere politico, sindacale, religioso o relative a movimenti di opinione, sui mezzi pubblici in movimento, quindi su tram, bus e metropolitane».

25 marzo 2017, un autobus Atm

25 marzo 2017, un tram Atm

AGGIORNAMENTO, venerdì 2 febbraio ore 16:46

La Uaar presenta istanza formale di accesso agli atti

«Sul rifiuto della nostra campagna “Scegliere da grande” da parte del trasporto pubblico di Milano vogliamo vederci chiaro» annuncia Adele Orioli, portavoce e responsabile iniziative legali dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar). «Per questo – aggiunge – i nostri legali hanno inviato una formale istanza di accesso agli atti al fine di capire su che basi sia stata presa questa decisione».

Al centro della questione la seconda fase della campagna Uaar “Scegliere da grande” che sta interessando decine di comuni su tutto il territorio nazionale con manifesti, volantini, affissioni su strada e bus che invitano, in questo periodo di iscrizioni scolastiche, a scegliere un’educazione senza indottrinamento religioso. Campagna che ha visto il rifiuto del trasporto pubblico milanese.

«Quello di Milano è stato un caso unico in Italia», spiega Roberto Grendene, responsabile campagne Uaar: «Il manifesto della campagna “Posso scegliere da grande?” ha trovato spazio e accoglienza in 53 comuni, tra cui piccoli e grandi centri del sud, come Scicli e Palermo, e del nord, come San Donà di Piave e Genova. E su bus del trasporto pubblico come ad Ancona, La Spezia, Padova, Verbania. Non così sui bus del trasporto pubblico di Milano che ha rifiutato la nostra campagna adducendo ragioni inerenti a un regolamento interno. Il nostro stupore e la nostra determinazione a vederci chiaro – prosegue Grendene -, nascono dal fatto che quegli stessi autobus milanesi solo l’anno scorso erano tappezzati di manifesti di papa Francesco, con invito esplicito alla santa messa. Possibile che il diritto di esprimersi nello spazio pubblico venga negato alle istanze laiche di atei e agnostici mentre viene concesso e promosso a quelle religiose? Delle due l’una: o esistono regolamenti che permettono di privilegiare il cattolicesimo e il papa, inaccettabili in una democrazia liberale, oppure questi regolamenti non sono discriminatori e qualcuno li ha volutamente forzati per motivi tutti da chiarire».

«L’associazione – conclude Orioli – rimane impegnata a diffondere la campagna “Scegliere da grande” su tutto il territorio nazionale, ma profonderà altrettanto impegno a tutela della fondamentale libertà di pari diritto di parola negli spazi pubblici».

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