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Scontri e cariche tra attivisti e forze dell’ordine alla manifestazione di protesta a Castel Sant’Angelo a Roma, un presidio contro la visita del “sultano” Recep Tayyip Erdogan a Roma e in Vaticano, iniziato alle 11. Quando poi un gruppo di manifestanti, dietro lo striscione “Erdogan boia” ha provato a spostarsi verso San Pietro, dove Erdogan ha tenuto un colloquio con papa Bergoglio, la polizia in tenuta antisommossa ha risposto con una carica.

Un manifestante è rimasto ferito. Le immagini lo ritraggono a terra, col volto insanguinato. Due persone sarebbero state fermate. Le forze dell’ordine, per il momento, sono intenzionate a bloccare in quella posizione il presidio, che si sarebbe dovuto sciogliere alle 14, mentre risulta tutt’ora circondato dalla polizia.

Manifestante ferito al presidio anti-Erdogan, Roma, 5 Gennaio 2018.
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

«Non andremo via finché non rilascerete il nostro compagno che avete fermato», hanno urlato i manifestanti al termine della carica. «Ecco la vostra democrazia – ha urlato una attivista curda – noi siamo qui a difendere le nostre madri e i nostri figli. Oggi avete perso voi e anche il Papa. Il popolo curdo è qui a chiedere la pace. Avete perso l’umanità».

«Elicotteri italiani venduti alla Turchia uccidono bambini e donne, per questo siamo in piazza per protestare, per dire basta alla guerra in medio oriente, basta alle armi vendute in Turchia», ha dichiarato una manifestante intervistata da Radio onda rossa, che sta fornendo aggiornamenti in diretta dal presidio.

Oltre a papa Francesco – che ad Erdogan ha regalato un medaglione raffigurante un angelo della pace -,  il capo di Stato turco incontrerà il premier Paolo Gentiloni e il presidente Sergio Mattarella.

La stretta di mano tra Recep Tayyip Erdogan e Jorge Mario Bergoglio, Città del vaticano, 5 febbraio 2018. ANSA/L’OSSERVATORE ROMANO

Il sit in è stato lanciato dalla rete Kurdistan Italia. Numerose le adesioni, tra cui quelle di: Articolo 21, Rete no bavaglio, Fnsi, Reporter senza frontiere. Presidi contro l’arrivo del presidente Erdogan in Italia si sono tenuti anche in altre parti d’Italia, come Venezia, Milano e Bologna.

«Dalla notte del 19 gennaio – recita il comunicato stampa della Rete Kurdistan – l’esercito turco, con strumentazione militare dei paesi europei tra cui l’Italia, che fornisce i famigerati elicotteri Augusta Westland che fanno strage di civili nei villaggi del cantone di Afrin, una regione nel nord delle Siria dove curdi, cristiani, arabi, turkmeni, yazidi e profughi, convivono pacificamente praticando la cooperazione sociale e l’autogoverno, ispirati dal confederalismo democratico ideato dal leader Ocalan, segregato da 19 anni in galera, senza che da 2 anni si sappia della sua sorte. Afrin è stata in questi anni uno dei luoghi più sicuri, dove i profughi in fuga dalla orrori siriani hanno trovato accoglienza e pace. I crimini di Erdogan sono tali che proprio i campi profughi e i villaggi curdi sono il bersaglio preferito dei bombardamenti.  Ad Afrin è in corso un nuovo crimine contro l’umanità pari a quelli compiuti dalle milizie di Isis in questi anni tra Siria e Iraq, quell’Isis a cui Erdogan non ha mai mancato sostegno logistico ed economico».

«Le mani di Erdogan sono sporche di sangue – proseguono gli attivisti -, chi le stringe è complice dei crimini contro l’umanità. Sembra incredibile che nessuno abbia messo in discussione questo incontro. Nemmeno papa Francesco cosi spesso preoccupato, a parole, della pace e della giustizia nel mondo. Che non ci sia un critica sui media sull’opportunità di questa visita, e nei confronti del capo di stato Mattarella più volte dichiaratosi antifascista, che contro il governo dimissionario volto a legittimare di fatto una visita di stato a un criminale di guerra, addirittura perdurante un genocidio, che non ci sia una ferma presa di posizione di nessun partito politico, troppo impegnati con la campagna elettorale».

Nel frattempo, i Paesi Bassi hanno deciso di ritirare il proprio ambasciatore in Turchia.

 

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