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Cosa manca a sinistra perché non ci sia più confusione nel comprendere come opporsi a quanto di negativo accade nella società? Cosa manca perché sia ovvio che il fascismo è un crimine ed è necessario opporvisi in ogni modo, anche nell’azione politica?

Bisogna forse prima capire come esso sviluppa la sua azione di proselitismo tra le giovani generazioni e cosa gli permette di attecchire. Il fascismo è una visione distorta della realtà ed in particolare della realtà umana. Una visione errata che porta a fare scelte violente nei confronti di altri esseri umani.

È un pensiero che elimina l’umanità dell’altro e porta quindi alla prevaricazione e alla violenza. Il fascismo ha, paradossalmente, un’idea per cui dovremmo essere tutti uguali. Ma questa uguaglianza è in realtà falsa perché elimina del tutto ogni possibile diversità. L’uguaglianza sarebbe in realtà solo di una parte dell’umanità. Per i fascisti non esistono diversi. Esistono solo uguali. I diversi sarebbero errori della natura. In quanto tali possono essere eliminati, perché fondamentalmente non sono veri esseri umani. Come degli animali.

L’azione prevaricatrice e violenta altro non sarebbe che la manifestazione della realtà autentica dell’essere. Tanto più questo avviene tanto più questo indica un destino dell’essere che si realizza. I fascisti giustificano le proprie azioni con il fatto di essere prescelti, di essere predestinati a fare quello che fanno. In realtà sono completamente ciechi. Non vedono realtà umana attorno a sé. Sono soli. Sanno perfettamente che una leva emotiva per controllare gli altri è la paura di ciò che non si conosce.

Perché essi per primi hanno una paura terribile di ciò che non conoscono. Ciò di cui hanno più paura è del diverso. Ma non tanto perché il diverso potrebbe essere violento ma perché il diverso è qualcosa di incomprensibile e inconoscibile. Qualcosa, o meglio qualcuno, con cui non si potrà mai avere rapporto. La conseguenza logica è che il diverso è violento. Bisogna difendersi, eliminarlo, altrimenti lui distruggerà noi… C’è una difficoltà, se non impossibilità, di comprensione dell’altro, di capire cosa pensa e soprattutto cosa prova. Il fascista vuole che tutti pensino che i diversi non siano esseri umani perché in questo modo giustifica a se stesso il fatto di non comprenderne la realtà. Può nascondere la sua incapacità di comprendere affettivamente l’altro attribuendo al diverso una violenza che in realtà è la sua.

La violenza sta nella incapacità di comprendere. Ciò che non viene compreso deve essere distrutto, deve sparire. Come disse Primo Levi in un intervista ad Enzo Biagi, il fascismo è come un anestetico: serve a non pensare, svuota la mente e rende tutto molto facile. È la facilità della negazione e dell’annullamento. L’azione facile di chiudere gli occhi per non vedere e non sentire. Se all’inizio può essere qualcosa di poco conto, se la cosa viene ripetuta, alla lunga il gioco diventa verità… e si perde l’umanità. Perché l’altro diventa effettivamente non più umano. E non è certamente un pensiero religioso che può fare da antidoto al fascismo, con cui in verità va perfettamente d’accordo.

L’antidoto sta nello sviluppare l’identità della donna e del rapporto tra uomo e donna. Perché la prima realtà che mette alla prova il rapporto con il diverso è il rapporto con la donna per l’uomo e con l’uomo per la donna. È in quella dinamica che si mette alla prova la propria capacità di amare e di andare verso lo sconosciuto e non contro lo sconosciuto.

Massimo Fagioli, cui abbiamo dedicato il numero speciale della scorsa settimana, ha speso la vita a lottare per la realizzazione della donna. Per far sì che si superi un’idea millenaria che pensa che la sua massima realizzazione sia nell’essere madre, considerandola di fatto un essere umano inferiore: la costola di Adamo.

Consiglio al lettore interessato la lettura del libro di Massimo Fagioli La marionetta e il burattino (L’asino d’oro edizioni). Basterebbe questo alla sinistra per non avere più confusione. Per poter avere idee chiare che permettano di reagire a pensieri e politiche stupide e violente. La paura del diverso è la paura verso ciò che non si conosce. Ma, come insegna Fagioli, non esiste l’inconoscibile. Esiste solo ciò che ancora non si conosce.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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