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C’è il voto utile. La solita solfa ripetuta del “non c’è alternativa” viene trasmessa a canali unificati: vorrebbero farci credere che questo sia l’unico mondo possibile. Poi c’è il pericolo “populismo” che viene sventolato (con l’aggiunta delle fake news che vengono viste dappertutto, anche quando non ci sono, oppure sono semplicemente diverse opinioni e soprattutto solo quelle degli altri) e intanto tutti si lasciano prendere la mano dalla tentazione di diventare populisti.

Poi c’è Junker, ancora: «Dobbiamo prepararci allo scenario peggiore, cioè un governo non operativo in Italia e una forte reazione dei mercati nella seconda metà di marzo», ha detto il presidente della Commissione europea. Del resto Junker è lo stesso che non voleva interferire nel dibattito del referendum costituzionale del 4 dicembre scorso, ma disse che non voleva la vittoria del no (che poi vinse). È lo stesso che sbagliò la previsione su Brexit, sull’accordo commerciale tra Olanda e Ucraina. Un indovino, insomma.

Ci sono quelli che dicono che se perderanno se ne andranno (chi dalla politica, chi dall’Italia) che poi sono gli stessi che da vent’anni sono sempre qui.

Ci sono i bulli, convinti di vincere che irridono gli elettori e gli avversari.

Insomma c’è la stessa aria del famoso referendum del 4 dicembre scorso, le stesse festanti previsioni. In bocca al lupo. A tutti.

Buon venerdì.

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