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Ancora una volta, sono d’accordo con Left. Mettere la Bonino su quella barca è avere uno sguardo onesto e non ideologico. La Bonino ha la sua storia, è vero. E proprio quella storia va vista, per fare qualche precisazione. Ho letto in moltissimi commenti la rivendicazione delle enormi battaglie di civiltà e per i diritti portate avanti dai Radicali a partire dagli anni ’60-’70. Tutto vero, nessuno lo nega. Ma intanto da “storico” vorrei precisare che, se abbiamo avuto in quel momento storico il periodo di maggiore riformismo nel nostro Paese (basterebbe citare le leggi su divorzio e aborto), è stato prima di tutto per una società in trasformazione, un ingresso nuovo dei giovani in politica, per le tante voci di donne che hanno cominciato a farsi sentire, insomma per una sensibilità nuova che si stava sviluppando. Di tutto questo i Radicali furono il megafono parlamentare, e gliene va dato atto.

Ma la storia della Bonino non è solo quella: è anche la storia di posizioni bellicistiche, mai nascoste, e a favore dell’intervento duro in Medio Oriente, prima di tutto in Afghanistan (cfr. link1; link 2 ). E la storia di un pensiero geopolitico che vede Israele come uno stato democratico, con cui confrontarsi, anzi da usare come “testa di ponte” per gli interessi dell’Unione Europea per la pace in Medio Oriente (cfr. link 3).

E qui i primi brividi. I brividi di fronte a un pensiero lucido, razionale, che mette gli Stati nella giusta ottica internazionale, pesandone forze e interessi, tentando di prevederne equilibri e debolezze. Un pensiero freddo. Un pensiero che, mi viene da dire, “tralascia” di considerare che questi bei calcoli hanno una ricaduta su vite umane. Non le ho mai sentito usare l’espressione “danni collaterali”, ma sembra la logica conseguenza del suo ragionare.

E che altro ci dicono il passato e il presente della Bonino e dei candidati radicali di +Europa? Il liberismo più sfrenato. Questo è scritto con parole inequivocabili sul programma elettorale, e fa parte da sempre del loro orientamento. Ma con la consueta ambiguità: per difendere l’Europa. Ancora una volta, la difesa di un’entità sovranazionale, di un’astrazione portatrice di diritti.

E gli esseri umani?

Privatizzazione delle imprese statali, imposte indirette, “semplificazione” delle aliquote, rimozione degli “ostacoli di sistema” (incluso il sistema formativo poco diretto alle imprese). Per chi è un minimo abituato al gergo politico-economico, si possono leggere con facilità dietro questi punti degli interventi pienamente neoliberisti, di destra, che mirano ad un mercato sempre più libero, ad un’impresa sempre più agevolata, ad uno Stato sempre meno presente e, fondamentalmente, a lavoratori di ceto medio o basso sempre più poveri e meno tutelati.

Quindi sì, i diritti civili, continue battaglie di civiltà, la campagna “Ero straniero”. Ma su questo sfondo, sempre presente. Quello di un pensiero freddo e razionale, “umano” per ideologia, come nella Rivoluzione francese. Un pensiero che difende i diritti ma non vede, non riconosce gli esseri umani. Ecco perché non trovo sbagliato vedere il viso della Bonino su quella barca, con Renzi e gli altri. Perché la sua ideologia umanitaria è profondamente contraddittoria e cade immediatamente, se la si vede dal verso giusto. Se si seguono con la giusta sensibilità le sue parole. È questione di volto, di quel volto che ha deciso di esibire in primo piano nel suo spot elettorale: quel volto non mi racconta di un interesse umano sincero. Non possiamo farci ingannare.

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