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La commedia satirica del regista scozzese Armando Iannucci Morto Stalin se ne fa un altro, la cui uscita a Mosca era prevista per il 25 gennaio, è finita sotto la ghigliottina della censura del ministero della Cultura. La pellicola, in cui si narra la lotta per la successione al dittatore georgiano nel 1953, secondo il capo del dicastero della cultura Vladimir Medinsky, avrebbe carattere “estremistico”. Il ministero ha quindi informato Volga – la casa distributrice – del ritiro delle copie pronte a essere consegnate alle sale. L’intervento censorio del governo era stato caldeggiato in precedenza da una lettera aperta di cineasti russi (tra cui Nikita Michalkov) in cui si afferma che la pellicola non è solo «un’opera… con una sceneggiatura falsa e scadente, ma diffamatoria della storia del nostro Paese». Secondo gli estensori «l’uscita del film alla vigilia della celebrazione del 75esimo anniversario della battaglia di Stalingrado sarebbe un insulto per tutti coloro che sono morti…».

Si tratta solo dell’ultimo clamoroso caso del recupero della figura di Stalin che sta crescendo in Russia. Da un sondaggio della società Levada di Mosca della scorsa primavera, è risultato che il dittatore georgiano è il personaggio più popolare in Russia, tallonato a breve distanza da Vladimir Putin. «Un fenomeno complesso – ci dice Alexander Buzgalin, professore dell’Università Lomanosov di Mosca – che ha solo in parte a che vedere con la nostalgia per l’Urss».

I motivi sarebbero secondo il professore piuttosto da ricercare…

L’articolo di Yurii Colombo prosegue su Left in edicola


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