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La nostra copertina della scorsa settimana ha suscitato le reazioni stizzite, a volte anche aggressive, di molti che ci contestavano la scelta di mettere la Bonino su una barca per essere respinta insieme a Renzi e alla destra. Ci è stato detto che ci siamo sbagliati perché la Bonino non è una persona di destra e quindi non va accomunata ad altri che sono di destra.

In effetti in quella vignetta di Vauro la comunanza di chi sta sulla barca non è tanto l’essere di destra ma il NON non proporre un programma di sinistra in questa campagna elettorale. Il fatto che la Bonino abbia fatto e faccia battaglie per i diritti civili non la qualifica come “di sinistra”. Perché non è questa la caratteristica essenziale dell’essere di sinistra. Anche perché lei stessa in qualche modo rinnega le sue battaglie nel momento in cui elogia il papa, che non ha affatto modificato le posizioni della Chiesa a proposito di aborto o di diritti civili. I Radicali sono liberali. Lo sono sempre stati dalla loro nascita che è avvenuta come scissione “a sinistra” dal Partito liberale italiano (Pli).

Il liberalismo in sé non è né di sinistra né di destra. Perché il liberalismo ha tantissime sfumature con movimenti politici che lo interpretano a destra o a sinistra. È come se fosse un involucro che va riempito di contenuto. Il liberalismo afferma che l’uomo è libero perché nasce libero. In realtà questo è falso. L’essere umano nasce inetto. Non ha autonomia, ha necessità di un altro essere umano che lo assista, che gli procuri ciò che gli è necessario per non morire di freddo e di fame. È più libero un vitello, che pochi minuti dopo la nascita già si regge in piedi e può camminare. È immediatamente “libero” di muoversi.

L’essere umano no. Nasce inetto e rimane tale per molto tempo. Cammina, ed in modo incerto, solo dopo un anno di vita. E ci vogliono diversi anni prima che sia in grado di procurarsi ciò che è necessario per la sopravvivenza. Ciò di cui non può fare a meno nei primi anni, ed in particolare nel primo anno, è il rapporto con gli altri esseri umani. Ciò che caratterizza gli esseri umani dalla nascita, in maniera assolutamente diversa dagli animali, è ciò che compare alla nascita come qualcosa di completamente nuovo.

La creazione della realtà psichica come reazione della sostanza cerebrale (la retina) alla luce che la colpisce per la prima volta. In questa dinamica c’è un’uguaglianza assoluta: la reazione allo stimolo luminoso è ciò che crea la realtà psichica ed è un processo uguale per tutti gli esseri umani. In altre parole se non c’è reazione allo stimolo luminoso non c’è realtà psichica e quindi non c’è essere umano. Se c’è essere umano c’è stata quella reazione e quella dinamica.

La reazione è prima biologica e, istantaneamente dopo, psichica. Perché è la reazione che crea il pensiero. La reazione, scoperta da Massimo Fagioli nel 1971 e chiamata fantasia di sparizione ed illustrata nel suo primo libro Istinto di morte e conoscenza. Il neonato avrà rapporto con la madre. Alla fine di ogni rapporto farà una separazione che va intesa come l’elaborazione del rapporto vissuto.

Sono le separazioni che faranno, creeranno, la libertà dell’essere umano. L’elaborazione del rapporto vissuto è ciò che farà il contenuto della libertà. È un pensiero su se stesso e sugli altri, derivato dal rapporto che si è vissuto. Se il rapporto sarà stato soddisfacente, allora la propria libertà sarà anche quella degli altri. Perché al fondo la libertà avrà l’idea di una uguaglianza fondamentale che poi è quella della nascita. Se al contrario il rapporto sarà stato deludente, allora la propria libertà sarà per sparizione dell’altro. Sparizione dell’altro che corrisponde sempre ad una sparizione di proprie realtà interne. Allora la propria libertà ci potrà essere solo a scapito dell’altro. Mi scusi il lettore se mi sono avventurato in questo complicato discorso. Mi era necessario per dire che affermare come principio politico la libertà, sic et simpliciter, non è sufficiente. Va stabilito qual è il contenuto di quella libertà che si afferma.

Altrimenti si rischia di cadere nella libertà sessantottina del vietato vietare, per cui qualunque libertà è possibile, senza condizioni. E viene il sospetto che tante battaglie per i diritti civili dei radicali, pur giustissime e condivisibili, siano da intendere in questo modo.

Il diritto all’aborto sarebbe l’affermazione della libertà della donna ad uccidere il feto e non l’affermazione che il feto non è (ancora) un essere umano perché non è nato (e quindi non ha realtà psichica) e che quindi che nell’aborto non si compie nessun omicidio.

È una differenza apparentemente piccola. Ma per noi fondamentale.
Perché per noi di Left il contenuto della libertà non può che essere la realtà umana.
Ed è ciò che pensiamo possa essere l’unica idea di libertà possibile a sinistra.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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