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«Il vero vincitore di queste elezioni è il Movimento 5 Stelle» a parlare è Moni Ovadia, attore teatrale e drammaturgo, volto noto della sinistra italiana di cui ha sempre sostenuto le battaglie. Commenta con Left il risultato uscito dalle urne il 4 marzo.
«I 5s hanno lavorato molto bene. Hanno girato il territorio e hanno affascinato i cuori e le menti delle persone. Aveva ragione Grillo quando diceva che dovrebbero ringraziare il Movimento per aver canalizzato un malcontento vastissimo che poteva trovare sfogo in qualcosa di molto peggio. L’altro vincitore è indubbiamente la Lega, che ha cavalcato la paura dell’immigrazione».

Cosa pensa di questa Lega che, nel giro di 5 anni, è passata dal superare appena la soglia di sbarramento, ad essere leader della coalizione di destra?

A Salvini va dato atto del fatto che dal punto di vista politico ci ha saputo fare. La sua vittoria è dovuta anche a slogan come “prima gli italiani” e “aiutiamoli a casa loro”. Quest’ultimo in particolare è una grandissima fesseria. Aiutarli a casa loro vorrebbe dire costringere tutte le multinazionali che operano in Africa a smettere di sfruttare il continente. Per ogni miliardo che la cooperazione internazionale porta in Africa, le multinazionali portano via cinque o sei volte tanto. È aprendo lager e facendo accordi con i loro peggiori tagliagole, come abbiamo fatto di recente, che li aiutiamo?

Come giudica invece la posizione delle altre forze in campo?

Ne sono uscite tutte con le ossa rotte, chi più, chi meno. Berlusconi ormai è completamente “bollito”, a votarlo sono rimasti solo i fedelissimi che lo votano solo per identificazione e coinvolgimento emotivo. LeU è stato percepito come il solito apparato di sinistra, incapace di comunicare con il mondo odierno. Inoltre già si vocifera di un possibile accordo tra LeU e Pd, e questo sicuro non è piaciuto agli elettori. Ci sono però dei motivi per cui essere felici: l’onda nera dei partiti neofascisti, e in parte anche di FdI, è rimasta al palo, vuol dire che la retorica sulla patria e patriottismo fa poca presa. In ultimo, Renzi ha ricevuto la lezione che meritava, da arrogante, fanfarone e mediocre quale è.

Cosa si aspetta che succeda adesso? Le forze vincitrici riusciranno a formare un governo?

M5s e Lega hanno qualche affinità ma non abbastanza per allearsi, inoltre al Movimento non converrebbe in quanto molti suoi sostenitori sono elettori di sinistra che non perdonerebbero mai un’alleanza con la Lega. Un eventuale governo di larghe intese, escludendo il M5s, non penso durerebbe più di un paio d’anni, e al voto successivo i pentastellati prenderebbero molti più voti dei tanti che già hanno. Personalmente mi aspetto che si formi un governo di scopo per cambiare questa legge elettorale e tornare alle urne.

Che futuro si immagina per la sinistra adesso?

La sinistra deve ricominciare da zero. Deve ripartire dai suoi temi fondanti e radicali, come giustizia sociale, difesa degli ultimi, battersi contro il capitalismo selvaggio e criminogeno degli ultimi anni. PaP ha ottenuto un buon risultato, per una forza costruita dal basso che per la prima volta si presentava alla sfida delle urne, ma non bisogna sapere solo cosa fare ma anche come farlo. Dobbiamo ricominciare dal linguaggio perché il linguaggio usato fino ad oggi non ha funzionato. Le forze progressiste devono ritrovare il modo per convincere le persone, per loro natura fragili, che possono anche fare cose meravigliose, ma per spingerle in quella direzione bisogna comprenderne e affrontarne le miserie.
Negli ultimi anni la socialdemocrazia è venuta meno alla sua grande sfida, quella di dimostrare al mondo che si può avere una società fondata sul libero mercato ma con un forte stato sociale sul modello di quello svedese. Invece, una volta sparito lo spauracchio del blocco comunista, il capitalismo ha schiacciato la socialdemocrazia, che si è appiattita sui valori del libero mercato sfrenato, scimmiottando i conservatori. Ovviamente l’elettore, al momento di scegliere, preferisce l’originale alla brutta copia.

Il successo di M5s e Lega sono l’ennesima prova di un distacco tra i cittadini e la politica. Può questa distanza essere dovuta anche al fatto che la politica degli ultimi anni, sia a destra che a sinistra, ha smesso di proporre una visione di ampio respiro della società che vorrebbe creare, e invece pensa solo ad inseguire il tema della settimana?

Il problema della nostra epoca è la morte del senso, fagocitato dal marketing. Il senso della vita secondo me è crescere i propri figli, migliorare se stessi, dare al mondo un contributo. Questo l’ho appreso dal sabato ebraico, pur essendo io agnostico.  “Lavorare tutti, lavorare meno” una volta era uno slogan, ma ora sta diventando una realtà in Germania. Al tempo stesso bisogna però assicurare al lavoratore uno stipendio che gli permetta non solo di mantenersi e di mantenere i suoi figli e garantirgli un futuro, ma anche di trovare il tempo e il modo di svilupparsi come persona. Se continuiamo come abbiamo fatto fino ad oggi, c’è il rischio che si diventi, non più tutti proletari, ma solo consumatori inebetiti.

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