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Come era previsto il 4 marzo il Pd di Matteo Renzi ha perso. Quello che non era previsto era che la sconfitta fosse di questa portata. Renzi ha ottenuto oltre il 40% dei consensi poco meno di 4 anni fa, alle elezioni europee del maggio 2014. Da allora in poi ha sempre perso ed ora ha più che dimezzato i suoi voti. Una sconfitta enorme di cui, come ormai ci ha abituati a fare, non sembra essersi accorto. Renzi è stato eletto segretario del Pd definendosi il rottamatore. Sarebbe dovuto essere quello che eliminava il vecchio del Pd per farne uno completamente nuovo.

La rottamazione in realtà non è una sua idea originale. Si tratta di una copia degli slogan e dell’impostazione del Movimento 5 stelle che è nato dai Vaffa day di Beppe Grillo. Il M5s ha sempre avuto come sua caratteristica fondante l’essere altro da ciò che è sempre stata la classe politica di questo Paese. Ha fatto dell’essere “movimento di persone che non sono mai state al potere” la propria caratteristica fondante che li ha portati a posizioni intransigenti di opposizione e scontro con la classe politica. In un certo senso può essere pensata come una rivoluzione dal basso. Va infatti riconosciuto che la grande forza del Movimento 5 stelle è l’essere riusciti a coinvolgere e mobilitare un grandissimo numero di persone sul territorio.

In queste elezioni è particolarmente evidente come la destra abbia confermato in gran parte i propri voti. La sinistra invece si è ridotta al lumicino. Liberi e uguali ha avuto un risultato sostanzialmente in linea con quello che era Sel nelle scorse elezioni. I nomi di “peso” non hanno avuto l’effetto sperato: i Bersani, D’Alema, Grasso, Boldrini non hanno spostato voti dal Pd a Leu. Poi c’è Potere al popolo che ha fatto in 4 mesi un mezzo miracolo: quasi 400mila voti raccolti in gran parte dall’astensionismo. Anche in questo caso non erano voti in precedenza del Pd. I voti persi dal Pd sono andati in gran parte al Movimento 5 stelle. I delusi del Pd, chi non vi si riconosce più, ha votato 5 stelle invece di Leu o Pap. Questo è un fatto su cui i partiti a sinistra che volevano intercettare quei voti devono interrogarsi a lungo. Anche perché i 5 stelle non si sono mai definiti di sinistra. Ma sono stati evidentemente percepiti come più di sinistra degli altri. Il motivo sta probabilmente nel fatto che i 5 stelle sono dei ribelli perché si rivoltano contro l’esistente.

Le persone di sinistra vogliono cambiare le cose in meglio. Non accettano lo status quo, l’immobilismo o peggio il tornare indietro. Se vogliamo identificare un problema dei partiti che hanno rappresentato fino ad oggi le istanze della sinistra è che tutti hanno sempre accettato compromessi sulle proprie idee. In particolare con il pensiero religioso, che è esattamente all’opposto di quello che dovrebbe essere un pensiero di sinistra. Io penso che il risultato di queste elezioni potrebbe essere una grande svolta per questo Paese. Forse a sinistra ci si renderà conto che le ideologie create nei secoli scorsi sono morte e sepolte da tempo. E che sarebbe ora di cercare idee nuove, con le quali avere la possibilità di comprendere più profondamente la realtà degli esseri umani e della società che essi esprimono, senza compromessi religiosi.

I due terzi degli italiani, se escludiamo quelli che votano a destra che sono circa un terzo, vogliono in un modo o in un altro un cambiamento. Anche quelli che hanno votato Pd, a modo loro, esprimono questa aspirazione. Il più delle volte trovano rappresentanti non all’altezza, che non riescono ad interpretare correttamente ciò che essi vorrebbero. E tante volte non sanno essi stessi cosa volere, quale idea di futuro sia quella migliore per sé e i propri figli. La politica è immaginare e poi costruire il futuro lavorando nel presente. Per fare è necessario prima essere e sapere cosa voglia dire essere esseri umani. Perché lo scopo della politica è fare il bene degli esseri umani. È quindi necessario sapere esattamente cosa sia un essere umano. Poi si potrà fare. La politica deve prima di tutto fare in modo che i bisogni di ognuno siano soddisfatti. Ed è stata questa per oltre due secoli il motivo di fondo, la spinta della sinistra. Fare in modo che tutti abbiano ciò di cui hanno bisogno, senza distinzione. Perché si è compresa, oltre due secoli fa, l’uguaglianza della realtà fisica di tutti gli esseri umani.

Ora bisogna comprendere che c’è un’altra uguaglianza e soprattutto che c’è un’altra realtà, non fisica, che richiede risposte diverse, risposte non materiali. Va compreso che l’essere umano non ha solo bisogni materiali ma ha anche esigenze non materiali. Perché la vita umana è una vita psichica oltre che fisica. E la realtà psichica comprende un mondo che non è solo verbale ma è anche un irrazionale fatto da immagini e affetti che guidano il nostro agire. È l’irrazionale che ci fa amare gli altri e ci fa fare cose che non servono a niente, come può essere la realizzazione di un artista. Oppure come può essere pensare che la sinistra nasce da quel movimento di pensiero che vuole la realizzazione di tutti in cambio di niente. La sinistra è un pensiero d’amore per gli altri che vuole diventare azione. Partiamo da qui.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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