Nel Paese scosso dall'omicidio di Marielle Franco c'è fibrillazione per le elezioni e le sorti dell’ex presidente. Condannato in secondo grado a gennaio, è in testa ai sondaggi ed è amato dai ceti popolari. Nessuno dimentica che con i suoi interventi sociali ha tolto dalla povertà ventisei milioni di persone

È ancora grande il caos che investe lo scenario politico brasiliano. Le elezioni sono previste per il prossimo ottobre e in Brasile non si sa ancora se Luiz Inácio Lula da Silva potrà partecipare alla corsa presidenziale.
Le condanne subite negli ultimi mesi potrebbero, infatti, costargli il carcere. La situazione è, però, molto più complicata di quanto sembri. Lula dovrà affrontare numerosi ostacoli. Se lo spettro dell’arresto non si materializzasse prima di ottobre e il politico brasiliano – che è stato al governo del Paese latinoamericano tra il 2003 e il 2010 – arrivasse al termine della campagna elettorale da candidato, potrebbe lo stesso non farcela, in caso di vittoria, a diventare presidente.

È possibile che a sbarrargli il cammino sia la legge ficha limpa, che sancisce la non eleggibilità dei candidati condannati per corruzione in secondo grado. Si tratta proprio del caso di Lula, che nel gennaio di quest’anno ha subito una sentenza di condanna – siamo alla fase dei ricorsi della difesa – di secondo grado. Eppure, l’immagine di Lula, in questi mesi di accesi scontri elettorali, è ben lontana dall’appannarsi. Per quanto non si sappia ancora se egli parteciperà davvero e fino in fondo – tenuto conto di tutti gli impedimenti appena ricordati – alle elezioni presidenziali, certo è che risulta ampiamente favorito nei sondaggi sulle intenzioni di voto dei brasiliani.

Secondo i dati divulgati a fine gennaio scorso dall’istituto di ricerca brasiliano Datafolha, anche dopo l’ultima condanna Lula può contare su…

Il reportage di Bárbara Costa Ribeiro da Fortaleza prosegue su Left in edicola


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