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Per Mirelle Knoll, ad memoriam, la Francia ha marciato da Marsiglia a Lione. A Parigi. Da Place de la Nation, ad est della capitale, fino all’edificio del suo appartamento, i francesi hanno sfilato per le strade solo con tre cose: il loro tricolore, le foto di Mirelle, il silenzio. La donna che viveva nell’11esimo arrondissement  aveva 85 anni, capelli bianchi e ricordi dell’Olocausto a cui era sopravvissuta. Da bambina nel 1942 era riuscita ad evadere dal Vel d’Hiv, evitare il rastrellamento del Velodromo d’inverno, da cui 13mila ebrei francesi furono deportati nei campi nazisti per lo sterminio. Il giorno dopo la marcia la nazione si interroga.

Dal 2000 sono stati 11 gli omicidi a sfondo antisemita in Francia. «Siamo scioccati e preoccupati», Marc Knobel, dell’organizzazione Crif, studi ebraici, ricorda al suo Paese che la comunità ebraica francese affronta la violenza da molto tempo, tutti i giorni. Knobel e molti ebrei francesi erano abituati però agli attacchi commessi verso i ragazzi che vanno a scuola, o alle sinagoghe. «Ora sono le persone anziane ad essere uccise, un fatto che ha prodotto un senso di paura e insicurezza nella comunità, le persone sono più spaventate che arrabbiate. Certo non viviamo ai tempi dei pogrom, molti conducono una buona vita qui». Ma la violenza è quotidiana per la comunità ebraica più vasta d’Europa, più di mezzo milione di persone da Nord a Sud della Francia, e «non puoi proteggere tutti o mettere un poliziotto dietro ogni porta».

Secondo gli ultimi dati, la violenza antisemita è cresciuta del 26 per cento nell’ultimo anno in Francia, il danneggiamento di luoghi ebraici del 22 per cento. L’antisemitismo in Francia «rimane, si trasforma, riappare, muta», ha detto il primo ministro Edouard Philippe.

Mirelle è stata uccisa in casa sua, dove ora sono state accese candele, posti dei fiori, dei fogli sui cui è scritto “je suis juif, je suis Mirelle”. Due uomini sono stati fermati come sospetti colpevoli del suo assassinio, hanno 20 anni e ora accuse di omicidio con motivo antisemita da affrontare. L’anziana è stata accoltellata undici volte, poi bruciata. Motivo, secondo la polizia e le autorità francesi: odio razziale. Per la sua famiglia, per i suoi amici non è un crimine commesso contro un membro della comunità ebraica, ma contro la comunità per intero.

Un anno fa, aprile 2017, Sarah Halimi, una donna ebrea di 65 anni, è stata picchiata e gettata dalla finestra di casa sua. Ancora prima, nel 2012, tre bambini e un insegnante erano stati uccisi in una scuola ebraica al centro della città di Tolosa. Le cose sono cambiate anni dopo. Dopo l’attacco al negozio kosher nel 2015, due giorni dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo, una cifra record, 7900 ebrei, hanno cominciato ad emigrare in massa verso Israele. L’esodo oggi si è fermato, ma la paura no.

Questi sono i giorni dei cortei funebri a Parigi. Dopo il lutto per  Arnaud Beltrame, l’ultimo eroe di Francia, il gendarme volontario nell’attacco jihadista, c’è quello di Mirelle. Daniel, suo figlio, alla fine della marcia ha detto: «la Francia non è antisemita, ma ci sono degli antisemiti, la fine di mia madre non deve capitare a nessuno: ebreo o musulmano, bianco o nero».

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