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Immaginate un Paese senza criminalità né terrorismo, dove i buoni vengono premiati e i cattivi puniti in base alla loro condotta in rete e offline. Nel giro di qualche anno, quel Paese potrebbe esistere davvero. È dal 2012 che la Cina lavora a uno dei progetti d’ingegneria sociale più imponenti mai realizzati: un sistema di rating dell’affidabilità finalizzato a raccogliere tutte le informazioni concernenti individui e società, in modo da indicizzare ogni soggetto sulla base dei crediti totalizzati in riferimento alla credibilità commerciale, politica, legale e sociale. Si comincia setacciando il flusso di dati generato online dagli oltre 700 milioni di utenti cinesi – che ormai acquistano e comunicano perlopiù in rete e via mobile – per poi incrociare i risultati con quanto rintracciabile negli archivi giudiziari e di polizia, registri bancari e documenti fiscali.

La filosofia che anima il piano prevede premi per i “bravi” e punizioni per i “cattivi”. Ergo, i punti accumulati influenzeranno l’accesso di una persona a una vasta gamma di servizi. Ti serve un prestito bancario? Vuoi comprare un biglietto aereo? Ambisci a mandare i tuoi figli nelle scuole migliori del Paese? Non è detto tu possa farlo, dipende dal tuo “credito sociale”. Ovviamente, l’inadempienza davanti a un debito, un atteggiamento critico verso il Partito-Stato o persino l’inosservanza della “pietà filiale” (l’obbligo morale verso i genitori) potrà costare ai “bad elements” un’erosione del punteggio finale. Ugualmente, un’azienda segnalata per aver infranto la fiducia dei consumatori verrà sottoposta a una sorveglianza quotidiana o a ispezioni random.

Appena pochi giorni fa la National development and reform commission ha annunciato che chi sarà pizzicato a commettere infrazioni di vario genere, come fumare in treno, diffondere rumors online e utilizzare biglietti scaduti, a partire dal 1 maggio rischia di…

L’inchiesta di Alessandra Colarizi prosegue su Left in edicola


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