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Il 4 aprile di 50 anni fa moriva una delle figure più importanti nella lotta per i diritti civili, il premio Nobel per la pace Martin Luther King. Ispirato dai metodi di protesta non violenti del Mahatma Gandhi, King ha guidato il movimento per i diritti civili fino al suo omicidio nel 1968.

La lunga marcia per il riconoscimento dei diritti civili e per la fine della segregazione razziale negli Stati Uniti comincia nel 1955, con il famoso atto di ribellione di Rosa Parks, donna di colore che si rifiuta di lasciare il proprio posto sull’autobus ad un uomo bianco, come imponeva la legge dell’epoca. Rosa Parks viene arrestata, e questo spinge il movimento ad organizzare un boicottaggio del trasporto pubblico di Montgomery, la città dell’Alabama teatro della vicenda. Il boicottaggio durerà un anno e un mese, e nell’organizzarlo Martin Luther King si imporrà come leader del movimento. Negli anni successivi continua ad organizzare proteste ma con risultati alterni.

Momento cardine nella vita di King è la campagna di protesta organizzata a Birmingham, sempre in Alabama, nel 1963. King organizza sit in, marce e occupazioni di suolo pubblico di massa, in aperta violazione delle leggi razziali, con il dichiarato intento di creare un situazione critica al punto che l’unica opzione rimasta alle autorità sia negoziare con il movimento. La polizia reagisce arrestando i manifestanti, tra cui King stesso. Dalla sua cella scrive una lettera in cui rivendica la protesta, e rimarca che il suo movimento stava violando leggi ingiuste, facendo notare come il tanto celebrato Boston Tea Party del ‘700 – quando un gruppo di coloni americani gettò in mare il carico di tè di una nave diretta in Inghilterra – fosse un atto illegale all’epoca, mentre tutto quello che fece Hitler in Germania fu completamente legale.

Nello stesso scritto propone anche un’altra idea, una visione della lotta per i diritti civili inedita: il nemico, l’oppressore, non è il governo o il ku klux klan. Il nemico è l’uomo bianco medio, che sacrifica la giustizia sociale sull’altare dell’ordine pubblico. L’uomo bianco che da un lato dice di condividere il fine del movimento, mentre dall’altro guarda con paternalismo i neri dall’alto in basso e ne critica i metodi della protesta. “Dovete attendere un momento migliore” dice l’uomo bianco all’uomo di colore, si legge nella lettera.

La fama e la capacità di raccogliere attorno a sé così tante persone non passa inosservata al governo. L’Fbi, la Nsa e la Cia decidono di mettere sotto controllo il suo telefono in cerca di possibili legami con il regime dell’Urss, ovviamente senza successo. Perché battersi per la giustizia sociale, agli occhi del capitalismo a stelle e strisce, voleva dire automaticamente essere un pericoloso sovversivo.

L’evento che consacrerà King come figura non solo americana ma mondiale è anche uno dei momenti più iconici della storia: il discorso alla marcia su Washington nel 1963, il famoso «I have a dream». Una delle frasi più famose di sempre e simbolo della lotta per un mondo più giusto. Frase improvvisata sul momento, alcuni dicono ispiratagli dalla sua amica, la cantante gospel Mahalia Jackson, che mentre si trovava alle spalle di King avrebbe urlato «Tell them about the dream!», in italiano «Raccontagli del sogno!».

Il 1964 è un anno d’oro per King. Gli viene conferito il premio Nobel per la Pace per l’impegno nella lotta contro il razzismo attraverso la protesta non violenta, e il suo movimento ottiene una vittoria storica, con la firma da parte del presidente americano Lyndon Johnson del Civil rights act che pone fine alla segregazione razziale. Alla firma della legge, era presente anche King stesso. Ma King non lottava solo per le persone di colore, lottava per un mondo migliore. Negli ultimi anni si era espresso spesso contro la guerra in Vietnam e aveva organizzato iniziative di aiuto ai poveri.

Nel 1968 viene ucciso mentre si trova in un albergo a Memphis, e ovviamente le teorie complottiste sulla sua morte si sprecano. L’albergo fa oggi parte di un museo che celebra la storia dei diritti civili.

Diverse sono le iniziative che ne commemorano la vita. A Palazzo Blu a Pisa, fino a fine aprile, si può visitare la mostra Omaggio a Martin Luther King: breve percorso attraverso la sua storia. Anche a Milano, alla Casa di Vetro fino al 23 giugno, in mostra la storia dei diritti civili I have a dream. Infine Rai Radio 3 dedica al dottor King tre giorni di programmazione, ascoltabili anche su internet.

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