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È iniziato tutto a Roma. Con più precisione, a Trastevere. Ad essere proprio puntuali, all’interno di una botte, conservata in un antico laboratorio ospitato da una chiesa del rione. È un tiepido autunno romano e una ricercatrice inciampa in questo contenitore di marmo e ottone, custode dell’ultimo residuo al mondo di un farmaco messo a punto da Andromaco il vecchio, medico di Nerone. Si chiama “teriaca” ed è una panacea miracolosa. La sua ricetta, giunta sino a noi grazie al passaparola, per oltre due millenni ha dato sollievo a donne e uomini affetti dalle malattie più disparati e fino a pochi anni fa era richiesta e somministrata. Considerata l’antenata dell’aspirina, la teriaca è composta da 51 elementi (compresa la vipera!) e di norma veniva miscelata in pubblica piazza il 24 giugno di ogni anno.

La scoperta sorprende ed entusiasma la ricercatrice. Quali altre ricette, formule, parole, pozioni e riti di guarigione tramandati nei secoli continuano a vivere e a essere praticati nel nuovo millennio? Il contenuto della botte e il suo odore inebriante diventano l’ispirazione per un lungo viaggio, dalla Val d’Aosta alla Campania, sulle tracce di chi conserva tradizioni e conoscenze antiche, mantenendo intatti i significati del passato e arricchendone i contenuti grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie.

Così da una ricerca durata circa due anni emergono conoscenze, storie, saperi connessi alla salute e al benessere degli esseri umani che si tramandano da secoli, quasi esclusivamente per tradizione orale. Sono ricette, preghiere e formule “magiche” che hanno impreziosito la cultura e le tradizioni dell’Italia, sopravvivendo al corso della storia ufficiale grazie alla capacità di rotolare di bocca in bocca, di adattarsi, di trasformarsi e – quando necessario – di nascondersi per ricomparire nel momento opportuno.

La ricerca è oggi raccolta in una piattaforma multimediale: sei puntate radiofoniche, realizzate dagli audio documentaristi  Marco Stefanelli e Andrea Cocco (con Marzia Coronati autrice di questo pezzo ndr) e musicate da Dario Coletta, decine di fotografie di luoghi e personaggi, scattate da Cristina Panicali, Gabriele Lungarella e Noemi De Franco, interviste extra, bibliografia e sitografia per approfondire, il tutto disponibile in un sito: ilterzopaesaggio.com, un progetto reso possibile dall’associazione Sabrina Sganga e dal contributo dell’associazione Wwoof.

Perché “Il terzo paesaggio”? La definizione è presa in prestito da uno scrittore e giardiniere francese, Gilles Clement, che ha dedicato interi libri all’elogio delle piante spontanee, quelle che secondo lui costituiscono un terzo paesaggio, un luogo dove la natura può sfuggire ancora per un po’ al progetto umano… Come le erbe incolte, così anche la storia raccontata c’è da sempre, è fondamentale per lo sviluppo dell’umanità, è costituita di fibra forte e tenace.

Ascoltate le puntate e approfondite. È possibile che al termine dell’indagine anche i più sospettosi di voi arrivino a intuire che queste conoscenze dalla lunga storia, a un primo sguardo quasi primitive, potrebbero convivere con le nozioni scientifiche di oggi, innescando un processo fruttuoso per la salute tutta.  «Il problema – ha spiegato l’antropologo Tullio Seppilli, forse il più grande studioso italiano in materia, discepolo di Ernesto De Martino – non è di contrapporre un’altra medicina a quella ufficiale, ma di allargare gli orizzonti della medicina ufficiale […]. Il modo in cui il sistema nervoso centrale arriva alle varie parti degli organismi con i suoi stimoli è ormai un problema di anatomia e fisiologia, non più un fatto misterioso da negare per chissà quale paura».

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