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Nel 2012 Mear One, un artista americano noto per i suoi controversi murales, dipinse una delle sue pungenti opere in cui rappresentava alcuni banchieri ricchi e privi di scrupoli. Il dipinto venne accusato di contenere alcuni chiari elementi di chiave antisemita per la rappresentazione dei banchieri con sembianze ebraiche. Il sindaco della municipalità di Londra in cui il murales era stato dipinto ne ordinò la rimozione. In un post su facebook un semi sconosciuto parlamentare inglese, tale Jeremy Corbyn, scrisse a commento del post di Mear One: «E perché vogliono rimuovere la tua opera d’arte?».

L’opera, in generale, è una critica al classismo della società moderna e Corbyn, facendo riferimento a questo, paragonò l’episodio a quella volta in cui Rockefeller fece cancellare un’opera di Diego Rivera per la presenza di Lenin. Cinque anni dopo una parlamentare laburista di religione ebraica, ha ritrovato questo commento al post di Mear One e ha chiesto a Corbyn conto di quella che – nel frattempo – era diventata una manifestazione di solidarietà ad un artista antisemita…

Da questo episodio è nata lo scorso anno una nuova ondata di proteste per il problema di antisemitismo all’interno del Partito laburista. Un’ondata ovviamente rilanciata dalla stampa britannica, per larga parta controllata dal mondo finanziario, che non vedeva l’ora di attaccare nuovamente il Labour nel vivo di una campagna elettorale che si preannunciava difficile per i conservatori di Theresa May, in netta difficoltà a causa del caos nelle trattative per la Brexit. Ora la storia si ripete. Nei giorni scorsi Corbyn ha definito «inumane e illegali» le violenze dei soldati israeliani contro gli abitanti di Gaza in occasione delle celebrazioni del Giorno del ritorno, durante le quali 17 palestinesi sono stati uccisi da cecchini. Tanto è bastato per…

L’articolo di Domenico Cerabona prosegue su Left in edicola


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