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Destra e sinistra non esistono più, è una distinzione superata. Sono tanti anni che sentiamo ripetere questa affermazione. Che mi è sempre suonata allarmante. Tanto più se chi la pronuncia si affanna a presentarsi neutro, scevro da ideologie, profeta dei un sedicente nuovo che avanza. È successo nel 1994 quando Berlusconi scese in campo rivendicando la propria estraneità alla politica di professione e lanciando il partito azienda. È successo nel 1989 con il crollo del muro di Berlino che segnò quello delle ideologie e che partorì solo la Bolognina. È accaduto con Veltroni quando nelle feste dell’Unità sostituì le citazioni di Gramsci con l’asettico «I care» di Kennedy. È accaduto quando le sezioni sono diventate circoli e quando perfino il Pd ha tolto l’antifascismo dal proprio statuto. È accaduto quando Grillo ha detto che i 5stelle non sono di destra né di sinistra, ma sono la nuova Dc.

Dettagli, direte. Talvolta invece i dettagli sono dei segnali, delle spie, dei frammenti che aiutano a comprendere più a fondo l’insieme. Anche le parole sono importanti. Sostituire la diade destra/sinistra cara a Bobbio con quella di vecchi (da rottamare)/giovani come fece Renzi, di fatto, ha portato solo alla sostituzione di un vecchio ceto politico catto-comunista con un ceto politico catto-liberista. Dirsi anti-casta, come hanno fatto i grillini, a ben vedere, non significa affatto combattere le disuguaglianze. Dirsi anti sistema, come hanno fatto Lega e M5s della prima ora, non significa affatto voler costruire una società con meno disuguaglianza e meno ingiustizia sociale; lo dimostrano provvedimenti come la flat tax proposta da Salvini che ora riscuote apprezzamenti anche da Toninelli dei Cinquestelle «purché non danneggi i poveri» (sic!).

Anche senza scomodare Giorgio Gaber e la graffiante ironia del suo «cos’è la destra», «cos’è la sinistra», ci pare che ci sia molto di tragicomico in questa gara di Pd Cinque stelle, Forza Italia e Lega, a dirsi di centro, guardando tutti indistintamente a destra, inneggiando a respingimenti, gestione emergenziale e securitaria dell’immigrazione, bocciando lo ius soli e via di questo passo. Sull’importanza fondamentale della distinzione fra destra e sinistra vorrei invitare i lettori a leggere gli importanti approfondimenti storici e politologici che offrono Nadia Urbinati, Carlo Galli e Charlie Barnao in questo sfoglio. In questa breve introduzione restiamo ai fatti accaduti negli ultimi 50 giorni di palude politica. Davvero possiamo dire che il governo si sia occupato solo di ordinaria amministrazione dando il via libera all’uso delle basi militari agli Usa per bombardare la Siria? È il Patto atlantico che lo chiede, certo.

Ma obbedirvi dichiarando – come ha fatto Gentiloni – che l’Italia non è neutrale nel conflitto in Siria va contro l’art. 11 della Carta. In attesa del nuovo governo, il nuovo Parlamento ha già prodotto uno stop alla riforma carceraria che recepiva le condanne per violazione dei diritti umani pronunciate dalla Cedu nei confronti dell’Italia. Ed è accaduto che il ministro della pubblica istruzione Valeria Fedeli abbia inserito gli insegnanti di religione nelle commissioni di esame di terza media. Ed è accaduto che il M5s abbia approvato la spesa di 600 milioni per l’acquisto di droni militari. Sono provvedimenti senza connotazione politica? La risposta è pleonastica.

Mentre scriviamo Di Maio dice di aver dato il 12 aprile scorso incarico al professor Giacinto Della Cananea «di comporre un comitato scientifico per studiare le convergenze programmatiche tra il Movimento 5 stelle e i due partiti con i quali è in corso un dialogo per il governo: la Lega e il Partito democratico. Il professore ha lavorato senza sosta per dieci giorni e ha redatto questo primo schema di accordo, che andrà approfondito insieme alla forza politica che accetterà di sedersi al tavolo con noi». Non lo chiama programma, ma contratto, da stipulare indifferentemente con Lega e Pd.

Anche tralasciando di ricordare l’assonanza nominale con il contratto con gli italiani di Berlusconi, notiamo, tra l’altro, che scompare l’abrogazione della Fornero e scompare l’abrogazione del pareggio di bilancio. Mentre viene evocato un nuovo governo dei tecnici. Anche quello guidato da Monti lo fu e si caratterizzò per dei provvedimenti a dir poco conservatori come, appunto, la riforma Fornero delle pensioni. Destra e sinistra, con tutta evidenza, non sono categorie dello spirito, ma definiscono scelte politiche che hanno ricadute ben concrete sulla vita di tutti noi.

L’editoriale di Simona Maggiorelli è tratto da Left in edicola


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