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Non i bombardamenti in Siria, non il caso Skripal. Ma una cifra: 7.629. È il numero che fa tremare il governo di Theresa May. Dentro quella cifra ci sono storie come quella di Joseph Bravo o dei fratelli Johnson e di tanti altri i cui diritti sono stati calpestati. È lo scandalo Windrush. Ovvero il caso dei cittadini di origine caraibica rispediti ingiustamente nei loro Paesi perché non in possesso dei documenti di ingresso.

Tutto inizia 70 anni fa. È il 1948: Londra è devastata dalla Seconda guerra mondiale, centinaia di edifici sono stati bombardati, la città va ricostruita e serve manodopera. Le macerie costellano la mappa di tutto il Paese. Della polvere e ruggine di quelle rovine belliche si sporcheranno uomini che non avevano la pelle bianca: arrivano nella nebbia della capitale dal sole dei Caraibi, da tutte le ex colonie britanniche. La prima nave, salpata da Kingston, Giamaica, giunge in Essex il 22 giugno 1948. I caraibici che sbarcano avevano risposto in patria ad annunci di lavoro che promettevano salario, casa, un futuro migliore.

Dal mar dei Caraibi al mare del Nord: la legge permetteva libertà di movimento, dal 1940 per trent’anni ha funzionato così. Una volta arrivati, i residenti delle ex colonie assaggeranno subito freddo e pioggia, ma soprattutto razzismo e discriminazione, because of the color of their skin, per il colore della loro pelle, dicono tutti i tabloid in edicola in questi giorni. Con il nome di quella prima vecchia nave, la Empire Windrush, è stata indicata una generazione intera, di cui farà parte anche chi arriverà dopo, con altre navi e in altri periodi, fino agli anni 70: i destini di questi uomini cresciuti in Gran Bretagna, che non sono mai più tornati indietro, eppure «non sono britannici», dice la legge, vengono ancora chiamati, letteralmente, Windrush, «corsa del vento».

Il signor Joseph Bravo, dalla Giamaica a Londra è arrivato con i suoi genitori in cerca di fortuna quando aveva 7 anni. Oggi ne ha più di 60. Joseph si è costruito una vita sull’isola: si è sposato, ha comprato una casa, ha l’assicurazione e la patente, è diventato elettricista. È stato un cittadino onesto del Regno per 54 anni ed ha pagato le tasse. Poi l’Home office un giorno gli ha detto che…

L’inchiesta di Michela AG Iaccarino prosegue su Left in edicola


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