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L’appello di Human rights watch arriva ora, tre settimane prima dell’inizio dei Mondiali di calcio a Mosca: liberate il regista ucraino Oleg Sentsov prima del fischio d’inizio delle partite. Nel 2014 ci sono state le Olimpiadi invernali a Sochi e «solo poche settimane prima dei giochi, il Cremlino ha liberato improvvisamente e inaspettatamente alcuni prigionieri di altissimo profilo: l’ex tycoon del petrolio Mikhail Khodorkovsky, gli attivisti di Greenpeace e due membri delle Pussy riot”, scrive l’ong Hrw. Lo stesso può accadere ora, all’alba della Coppa del mondo 2018 per il regista ucraino?

Notizie del regista arrivano – nel frattempo – dall’inospitale cella siberiana in Yakutia. Da dieci giorni Sentsov non tocca cibo. Rimane in prigione dall’annessione della Crimea nel 2014, con una pena di vent’anni da scontare per “preparazione di atti di sabotaggio e terrorismo” nella penisola, ma si dice vittima di un processo politico. Ora ha annunciato l’inizio dello sciopero della fame «per tutti gli altri»: alla famiglia ha detto infatti di essere pronto «ad andare fino in fondo», non per la sua libertà personale, ma per quella dei 64 prigionieri ucraini che tuttora rimangono nelle celle russe. Sua cugina ha riferito all’Indipendent che Sentsov ha detto: «Sono felice se morirò durante la Coppa del mondo, così attirerò l’attenzione sui prigionieri politici ucraini».

Lo stesso appello arriva dall’Europa. Anche Egidijus Vareikis, relatore dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, ha chiesto che l’artista venga rilasciato: «Ha cominciato lo sciopero della fame dieci giorni fa, chiedo che venga immediatamente rilasciato per ragioni umanitarie». Già Pedro Almodovar, Wim Wenders, Ken Loach ne hanno chiesto la liberazione in questi anni. Adesso «anche Angela Merkel si è occupata del caso. Ora ci aspettiamo che il presidente francese Macron porti la questione sul tavolo al forum di San Pietroburgo dove è atteso» ha detto Maria Tomak, coordinatrice del progetto Media initiative for human rights di Kiev. L’avvocato di Sentsov, Dimitry Dinze, è stato chiaro: «Mondiali o non Mondiali, ho paura che Oleg finirà morto in una prigione russa».

Se Mosca applica la linea dura, Kiev non usa quella morbida. Anzi. Il 15 maggio i servizi segreti ucraini hanno fatto irruzione negli uffici dell’agenzia giornalistica Ria novosti Ucraina e hanno arrestato il suo direttore, il giornalista Kirill Vyshinsky, accusandolo di “reportage sovversivo” e “tradimento”. Ora Vyshinsky, giornalista con doppia cittadinanza, russa e ucraina, si trova in carcere a Kherson. Solo un giorno prima del suo arresto, è stato reso noto dopo, era entrato in vigore un decreto firmato dal presidente Petro Poroshenko per vietare l’accesso ai giornalisti delle agenzie statali russe nel Paese.

Se Hrw si rivolge alle autorità della Capitale russa, il Cpj, Comitato protezione giornalisti, fa appello alla Capitale ucraina: «Chiediamo alle autorità di Kiev dall’astenersi dal bandire le fonti di informazione, con copertura favorevole o sfavorevole, combattere la propaganda con la censura è non-democratico e comunque inefficace. Chiediamo all’ucraina di tornare indietro sul divieto emanato contro le agenzie dei media russi», ha detto la responsabile Cpj Nina Ognianova.

Dopo gli appelli per la liberazione del regista russo, sono cominciati quelli delle ong per la liberazione del giornalista russo-ucraino. Non è escluso uno scambio prigionieri: Mariana Betsa, portavoce del ministero degli Esteri ucraino, ha detto che si sta considerando di aprire la cella di Vyshinsky per liberarlo, se anche per Sentsov verrà fatto lo stesso in Siberia.

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