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Sono molte le fratture che attraversano la società italiana. La prima e più profonda è quella che emerge dalle diseguaglianze socio-economiche, in una società che premia e distribuisce reddito e ricchezza a una minoranza, quella più ricca. Fratture che attraversano il Paese, riversandosi su molti aspetti della vita quotidiana, dalla sanità ai trasporti, e lo dividono sempre di più. A Messina, la diffusione del trasporto locale non copre i 2mila posti-km per abitante mentre a Milano supera i 15mila. Non va meglio sul fronte della sanità e dei servizi di welfare garantiti ai cittadini.

Diseguaglianze, un tema che ritorna e rimbomba ma che stenta ad entrare nell’agenda politica, se non in senso regressivo come dimostra il contratto di governo siglato da Lega e Movimento cinque stelle. Mentre il welfare si contrae con effetti maggiori sulle zone più depresse del Paese, l’impoverimento della maggioranza della popolazione risulta chiara dai dati sul mondo del lavoro. Della nuova occupazione dipendente, tra il 2016 e il 2017, solo il 20% è a tempo indeterminato.

Mentre il lavoro precario si consolida, al suo interno avanzano le forme più rapaci come il lavoro in somministrazione che nell’ultimo anno aumenta del 23.5%. Contratti e posizioni lavorative sempre più povere per rispondere a un assetto produttivo in ritirata: l’occupazione aumenta quasi esclusivamente nel settore dei servizi a bassa produttività: alberghi, ristorazione e servizi alle imprese (tra cui la logistica), ma anche in quei settori in cui l’arretramento del welfare pubblico scarica sui cittadini la necessità di farsi carico dell’assistenza e di cura alle persone. L’esistenza di un forte divario tra il periodo pre crisi e gli anni recenti è evidente dal monte ore lavorate, che langue di circa un miliardo di ore rispetto al 2008.

Tuttavia, la parziale ripresa rispecchia la ristrutturazione del sistema: nel….

L’analisi di Marta Fana e Simone Fana prosegue su Left in edicola


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