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In Gran Bretagna per i lavoratori è diventato sempre più difficile lottare per far rispettare i propri diritti. Questo, a causa di un nuovo atto governativo voluto dai conservatori che pone dei freni nell’organizzazione delle proteste. Ed è anche su questo fronte che il leader laburista Corbyn, già un anno fa, ha annunciato che darà battaglia.

Secondo gli ultimi dati dell’Ufficio nazionale statistiche britannico, nel 2017 soltanto 33mila persone non hanno lavorato per vertenze di lavoro, una cifra molto più bassa rispetto alle 154mila dell’anno precedente come si può leggere sul Guardian.

Non solo. La paga media è peggiorata rispetto a dieci anni fa, quando la crisi finanziaria è cominciata; la crescita dei salari non era così bloccata dai tempi delle guerre napoleoniche, calcola il Guardian, eppure la protesta è diventata più difficile, da quando il Trade Union Act, nuovo atto sindacale, è entrato in vigore nel marzo 2017.

«La possibilità dei lavoratori di entrare in sciopero per difendere il loro lavoro è stata limitata. È soprattutto il caso del settore pubblico in cui i rappresentanti del sindacato devono affrontare più ostacoli per organizzare uno sciopero» ha detto la sindacalista Hannah Reed, della Tuc, Trade Union Congress, la confederazione che raggruppa 58 sindacati del Regno Unito.

Secondo il nuovo atto governativo, per l’organizzazione degli scioperi si devono superare  due soglie: quella del 50% e del 40% degli aventi diritto che devono pronunciarsi a favore dello sciopero. Inoltre i lavoratori devono rendere nota l’organizzazione dello sciopero 14 giorni prima della protesta invece di sette, come previsto dal precedente patto.

I più grandi scioperi del Regno Unito sono stati registrati negli anni 70: quasi cinque milioni di persone nel 1979 hanno manifestato contro il governo affinché cambiasse le sue politiche. Ma già nel 2015 solo 81mila lavoratori hanno partecipato agli scioperi: era la prima volta in 120 anni che il numero dei partecipanti agli scioperi britannici era inferiore ai 100mila.

Nel 2017 il numero di lavoratori che ha potuto battersi per i propri diritti è stato il più basso dal 1893, anno in cui iniziarono gli scioperi collettivi nazionali per il carbone e 634mila operai decisero di unirsi per pretendere condizioni lavorative migliori. Allora c’era la regina Vittoria sul trono, oggi a Downing Street c’è Theresa May.

Uno dei primi passi che compirebbe l’amministrazione laburista di Corbyn, una volta al governo, sarebbe proprio questo: abrogare il patto “feroce”, il Tory Trade Union Act, introdotto nel 2017 dai conservatori. «Una delle prime cose che faremo» disse Jeremy il rosso  ad una manifestazione organizzata con le delegazioni sindacali scozzesi, sarà dare «alle persone il diritto di organizzarsi collettivamente, renderemo le loro vite migliori, più sicure, più felici. La scelta del Paese sarà chiara, è il popolo contro i potenti. Come i sindacati staremo dalla parte dei many, not the few, dei molti, non dei pochi».

 

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