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«Contro la rassegnazione, noi del Sud abbiamo voluto lanciare un movimento. Dobbiamo riprenderci la voglia di sognare, dobbiamo resistere». È il 24 aprile e al Teatro San Carlo di Napoli si ricorda il sindaco Angelo Vassallo, ucciso nel 2010 in un agguato. Sul palco, mentre si discute del ruolo dei sindaci in prima linea contro le mafie, Michele Conia primo cittadino di Cinquefrondi, paese della piana di Gioia Tauro, dopo aver parlato della lotta alla disoccupazione, alla criminalità e all’isolamento, annuncia la nascita de Il Sud che sogna

Tre giorni prima, in un’assemblea nella mediateca di Cinquefrondi intitolata a Pasquale Creazzo, poeta socialista perseguitato dal fascismo, era nato il nuovo movimento culturale e politico. Una rete di comitati, associazioni, singoli militanti di partiti della sinistra (da Sinistra italiana, Leu fino a Potere al popolo) che hanno in comune lotte sui territori in difesa dell’ambiente e per la legalità e che provengono da tutte le cinque province calabresi. A due mesi dalle elezioni che hanno sancito il trionfo del M5s, dalla Calabria parte una reazione che si basa su esperienze collettive esistenti da anni, comprese quelle di liste civiche.

«Il Sud che sogna significa che i nostri sogni sono grandi perché vogliamo una Calabria migliore e non è facile. Ma noi i nostri sogni li vogliamo concretizzare», spiega Rita La Rosa, portavoce del movimento insieme a Michele Conia. Assistente sociale, presidente dell’Avis di Nicotera, ha trent’anni e fa parte di uno dei comitati del Sud che sogna, il Movimento 14 luglio di Nicotera, piccolo comune in provincia di Vibo Valentia. «Si chiama così perché in quel giorno del 2016 abbiamo occupato…

L’articolo di Donatella Coccoli prosegue su Left in edicola


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