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Donne e violenza. Vita, fuoco e morte in Perù. Eyvi, 22 anni, è deceduta venerdì 2 giugno in ospedale per le ustioni riportate dopo che Carlos, il suo ex, l’ha cosparsa di benzina e ha appiccato le fiamme. Ma “a volte così è la vita”, ha detto il presidente della Repubblica, Martin Vizcarra. Sono state le parole scelte dal capo dello Stato per le condoglianze alla famiglia della ragazza.

Veronika Mendoza, ex candidata presidenziale, del partito di sinistra Nuevo Peru, ha scritto: “No, signor Martin Vizcarra, la vita non è così. Eyvi è stata uccisa da Carlos Hualpa ma anche dal machismo dello stato e della società”.

Eyvi Agreda è morta perché il 60% del suo corpo era completamente ustionato, perché ad aprile, Carlos Hualpa, suo ex fidanzato e carnefice, l’aveva raggiunta sull’autobus dove si trovava, ha pronunciato queste parole: “Se non sei mia, non sarai di nessuno” e le ha dato fuoco.

Per Eyvi, contro le parole del presidente, perché “la vita non è così”, per la legalizzazione dell’aborto e la fine delle violenze sessuali commesse impunemente, le attiviste di NiUnaMenos hanno marciato a Lima fino al Parlamento il 4 giugno.

In Perù nei primi quattro mesi del 2018 almeno 43 donne sono state uccise, mentre i tentativi di femminicidio sono stati 103, secondo le statistiche ministeriali. Rispetto allo stesso periodo nel 2017 l’aumento dei crimini registrati contro le donne è del 26,4%.

Il caso di Eyvi adesso è arrivato sul tavolo di Vizcarra. “Protezione, prevenzione e attenzione ai crimini commessi contro le ragazze”: sono le nuove promesse del presidente del Perù. Il quale ha annunciato che la violenza contro le donne sarà “priorità di questo Stato” e presto, per prevenire i crimini, “verrà creata una commissione d’emergenza”.

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