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In cento: 83 uomini, 17 donne. Si erano messi in viaggio con una speranza: trovare lavoro nel Golfo Arabo. Durante il viaggio dalla Somalia allo Yemen, nel golfo di Aden, la barca è affondata e 46 etiopi a bordo sono morti.

Erano partiti il 5 giugno dal porto somalo di Bossasso e il naufragio si è verificato il giorno dopo. Ancora oggi mancano all’appello 16 persone, dice l’Oim, Agenzia internazionale sulle migrazioni, quindi il bilancio potrebbe aggravarsi.

La guerra in Yemen, in corso dal 2015, uccide sia i cittadini residenti sia gli stranieri in fuga dalle guerre, dalla fame, dalla povertà che attraversano l’ex regno della regina di Saba per raggiungere i ricchi Paesi del Golfo. Migranti, rifugiati e richiedenti asilo finiscono intrappolati in un conflitto che non gli appartiene, vengono «costretti a lavoro forzato, sono sottoposti quotidianamente ad abusi sessuali o fisici, torture, detenzione arbitraria per lunghi periodi di tempo, o anche alla morte», riferisce l’agenzia. Secondo il direttore delle operazioni ed emergenze Oim, Mohamed Abdiker, nelle acque del golfo di Aden «più di 7mila migranti rischiano la vita ogni mese. Nel 2017 hanno affrontato il rischio della traversata in oltre 100mila. Vivono in condizioni tremende, sono trattati in maniera orribile. Tutto questo deve finire».

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