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Da Helmand a Kabul la strada è lunga 700 chilometri. La percorreranno tutta senza cibo o acqua nelle ore diurne. Marceranno dalla provincia sotto il controllo dei talebani, fino alla capitale afgana, dove sperano di arrivare prima della fine del Ramadan. Sono uomini, cittadini comuni, a centinaia, che si sono messi in marcia chiedendo una pace che manca nel loro paese da 17 anni.

«Se non muori di guerra, muori di povertà, non c’è altra opzione che unirsi a questo convoglio per la pace» ha detto Abdullah Malik Hamdard. «Non c’è più posto sicuro in Afghanistan, la guerra deve finire» e questo potrà accadere solo se una tregua per il cessate il fuoco verrà raggiunta tra governo e talebani. «Entrambe le parti dovrebbero accordarsi per la pace» ha detto Zaheer Ahmad Zindani all’Afp. Lui ha cominciato a mettere un piede dietro l’altro in memoria di sua sorella, uccisa in un attentato anni fa.

A maggio, quaranta gradi al sole, quando la marcia è cominciata, erano solo in nove. Mentre attraversavano il Paese in guerra, dozzine di persone si sono spontaneamente unite al gruppo e adesso sono almeno cinquanta. «Posso rimanere ucciso se rimango a casa, ma anche se esco e se vado in negozio. Così ho deciso che è molto meglio morire per la pace, così la prossima generazione potrà averla» ha detto Sardar Mohammad Sarwari, che si è unito alla marcia perché «in Afghanistan non è rimasto alcun posto sicuro».

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