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Nell’Europa dei referendum, un altro è alle porte. L’Irlanda che è già cambiata, vuole continuare a farlo. Il governo di Dublino ha annunciato che si andrà alle urne per decidere se la blasfemia sarà ancora reato. In caso di vittoria dei No occorrerà cambiare la Costituzione sarà il popolo irlandese.

In discussione è l’articolo 40 della Carta emanata nel 1937 che recita: «La pubblicazione o espressione di materiale blasfemo, sedizioso o indecente è reato che va punito per legge». Nel 2009, con il Defamation act, è stato inoltre stabilito che una multa per blasfemia, nell’isola a maggioranza cattolica, poteva ammontare a 21mila sterline, cioè 25mila euro. Una Costituzione che, stando a quel che dicono esponenti di governo oggi, «dava solo ai cristiani protezione legale per il loro credo».

«Per la reputazione internazionale dell’Irlanda, questo è un passo importante” ha detto Charlie Flanagan, ministro della Giustizia. «Eliminando questa legge dalla nostra Costituzione, mandiamo un forte messaggio al mondo. L legge contro la blasfemia non riguarda i valori irlandesi, noi non crediamo che tali leggi debbano esistere. La criminalizzazione del sacrilegio non riflette i valori irlandesi» ha detto ancora, rafforzando il concetto, il Governo di Dublino.

Molto probabilmente i cittadini irlandesi andranno al referendum nello stesso giorno delle elezioni presidenziali, che si terranno in ottobre. A promettere che accadrà è stata la coalizione laburista.

Dopo la vittoria storica di fine maggio, dove il si per legalizzare l’aborto ha registrato nel paese oltre il 66% dei voti, l’Irlanda diventa l’isola delle riforme costituzionali in perpetuo fieri. Una pietra miliare dopo l’altra. Dopo l’articolo 40, il 41. Dopo la blasfemia, ancora le donne: il governo irlandese intende rimuovere dalla Costituzione anche quanto scritto riguardo «il ruolo della vita della donna nel focolare domestico».

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