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Nel Texas meridionale, dietro sbarre e reti di metallo, aspettano da soli, ma senza sapere bene cosa. Gli Stati Uniti hanno chiuso in gabbia i minori non accompagnati, arrestati mentre cercavano di attraversare il confine messicano. In ogni gabbia, tra bottiglie di acqua vuote, buste delle patatine e qualche coperta, ci sono 20 bambini. In tutto sono duemila e non sanno dove siano i loro genitori.

Dopo l’Odissea di terra, – in fuga da violenza e povertà dell’America latina -, la US Bordel Patrol ai migranti e richiedenti d’asilo ha dato il suo “welcome”, benvenuti negli Usa, solo nelle sue prigioni. Non ci sono fotografie che lo testimonino, perché ai giornalisti è stato vietato l’accesso nell’ex deposito Walmart dove i bambini sono stati rinchiusi. I loro genitori, migranti che hanno attraversato il confine illegalmente, sono stati trattenuti in altre strutture. Dopo essere stati separati dai loro figli, adesso aspettano di sapere se verranno rispediti indietro o se rischiano la galera.

Duemila minori, nelle ultime sei settimane, sono stati separati dai genitori, da quando il procuratore Jeff Sessions ha trasferito i poteri alla Homeland Security per la gestione della migrazione alla frontiera sud. È avvenuto lo scorso sei aprile: questo è il risultato della politica di “tolleranza zero” che Trump aveva promesso durante la campagna elettorale.

Gruppi della sinistra nordamericana e attivisti dei diritti umani denunciano e protestano per quello che sta accadendo. Perfino Melania Trump si è opposta a questa policy dell’amministrazione del marito: la sua portavoce ha riferito che “odia vedere i bambini separati dai genitori”, l’America deve essere un Paese “che segue la legge”, ma “governa col cuore”, democratici e repubblicani devono unirsi “per una riforma sull’immigrazione”.

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