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Hanno protestato contro la classe dirigente del loro Paese per due inverni, al gelo, mentre fioccava la neve e la temperatura continuava a scendere. Poi il verdetto di cui la Romania aveva bisogno è arrivato nei primi giorni caldi d’estate. A Bucarest, il politico romeno più potente, Liviu Dragnea – leader del partito socialdemocratico – , è stato condannato a tre anni e sei mesi di carcere per abuso d’ufficio. Per Dragnea la seconda condanna dopo quella per frode elettorale, commessa durante il referendum del 2012, una sentenza che gli aveva impedito di diventare primo ministro nel 2016, quando il suo partito è uscito vittorioso dalla sfida alle urne.

Dopo retromarce e stalli, intimidazioni e arresti, questa è la prima vittoria del movimento civile #rezist, dei giovani di Bucarest, delle corti di giustizia. La Romania che è tornata in piazza mese dopo mese dal 2017 – con le più grandi proteste di piazza mai viste dopo il 1989 – , ha continuato a chiedere di smettere di essere uno dei Paesi più corrotti d’Europa.

«Questo verdetto è esattamente quello di cui la società rumena aveva bisogno per mantenere viva la fiducia nella democrazia, per credere che siamo ancora un paese europeo, non una dittatura dello stesso genere di quella di Orban o Erdogan» ha detto Dan Barna, leader dell’opposizione. Dragnea deve fare passi indietro e lasciare per sempre la politica: «È inaccettabile per qualsiasi Paese avere un individuo doppiamente condannato in una posizione di influenza della legge».

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