Condividi

“Refugees welcome”. Lo striscione che campeggia da oltre due anni sulla sede del Comune di Valencia acquista ora un significato molto più profondo. Non era solo una speranza. Nemmeno un monito. Era ed è un programma. Nell’estate del 2015 erano stati proprio los Ayuntamientos del cambio (i municipi del cambiamento, ndr) a lanciare la battaglia in favore dell’accoglienza, solo tre mesi dopo essere arrivati al governo delle città spagnole. Madrid, Barcellona, Saragozza, Cadice, La Coruña, Santiago de Compostela e, appunto, Valencia. Nel mezzo di un’Europa in cui si iniziavano ad alzare muri, la sindaca di Barcellona Ada Colau aveva proposto di creare la rete delle Città rifugio. Non poteva che essere una di queste città, Valencia, ad accogliere l’Aquarius, in stretta sintonia con il nuovo governo socialista di Pedro Sánchez.
I 630 migranti dell’Aquarius sono approdati al porto della città del Levante il 17 giugno, dopo una settimana di difficile traversata nel Mediterraneo. Li hanno accolti 2.300 persone, tra cui un migliaio di volontari organizzati soprattutto dalla Croce rossa, e una manifestazione di solidarietà, convocata dai partiti di sinistra e dalle Ong. La solidarietà è stata però straordinaria in tutto il Paese, dal momento in cui Sánchez ha deciso di accogliere la nave della Sos Mediterranée. In primis a Valencia, con il sindaco Joan Ribó, e nella regione valenzana, con il presidente socialista Ximo Puig e la vicepresidentessa di Compromís, Mónica Oltra, che già nel 2015 avevano proposto a Rajoy di accogliere 1.100 migranti bloccati in Grecia. L’ex premier conservatore però non aveva acconsentito.
Ma la solidarietà è arrivata da tutte le regioni spagnole, i cui governi si sono dichiarati disposti a dare una mano, con la Catalogna, le Baleari e i Paesi Baschi in testa. Non sono mancati ovviamente i comuni, oltre 200. Ada Colau si è detta…

L’articolo di Steven Forti prosegue su Left in edicola


SOMMARIO ACQUISTA

Commenti

commenti

Condividi