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Il decreto legge numero 13 del 17 febbraio 2017 sull’immigrazione, meglio noto come Decreto Minniti-Orlando, convertito in legge ed entrato in vigore nell’agosto dello stesso anno, che sancisce, tra le righe, la discriminazione razziale attraverso la legge, con l’esecutivo da poco insediatosi, rischia di diventare ancora più pernicioso. Ma rischia (è l’auspicio), anche, di essere dichiarato incostituzionale.

Il 27 giugno, infatti, la Corte di Cassazione, in una udienza pubblica, alla presenza anche di numerosi giuristi e studenti universitari, si è data un mese per decidere se rimettere alla Corte Costituzionale il giudizio della sua legittimità costituzionale. I difensori sono soddisfatti della discussione, e fiduciosi che il Collegio decida nel senso indicato.

In punta di diritto, Asgi, Arci, A buon diritto e Giuristi democratici contestano un diminuito diritto alla difesa (unicamente) per i richiedenti asilo, i soli soggetti a non poter godere dei tre gradi di giudizio. Rimettendo il verdetto a una commissione territoriale e, al massimo, basando la sentenza sulla videoregistrazione di una prima pseudo udienza. Visto che a loro è precluso l’appello: paradossalmente, fa più passaggi in tribunale chi deve pagare una multa rispetto a chi deve preservare la propria vita, già piena di abusi e violenze e carente di diritti. Assenza ribadita e confermata con il decreto in questione che ha silenziato la voce dei richiedenti asilo durante il procedimento, violando il giusto processo.

«Le questioni di incostituzionalità sono cinque: la prima è l’utilizzo della formula del decreto legge che non si può far entrare in vigore, con carattere di urgenza, per un tema tanto complesso che abbraccia l’intero sistema di protezione internazionale; la seconda attiene al rito camerale, mancando udienza e appello; e poi, c’è tutta una serie di profili processuali e rilievi che riguardano la parità delle parti, chiaramente sbilanciata a favore del governo e penalizzante il richiedente asilo a cui limita la possibilità di difendersi», spiega a Left, l’avvocato dell’Asgi, Antonello Ciervo.

«Io credo che nemmeno gli obiettivi della velocizzazione e semplificazione della procedura, espressamente dichiarati nella riforma Minniti- Orlando, possano essere realmente raggiunti con questa grave compressione dei diritti e delle garanzie. Infatti, da una parte si genera un aumento esponenziale dei ricorsi in Cassazione; dall’altra un processo ingiusto rischia di incidere sulla vita di persone estremamente vulnerabili, che molto spesso finiscono ai margini, in strada, prive di ogni forma di tutela. Insomma, ci si limita a mettere la polvere sotto al tappeto. Peraltro, tutto questo aumenta, e non certo diminuisce, il senso di percepita insicurezza sociale», precisa l’avvocato dell’Asgi, Margherita D’Andrea. Con la speranza che il decreto che ha sancito la trattazione sommaria delle domande di protezione dei richiedenti asilo e ha introdotto l’origine legale della criminalizzazione dei difensori dei diritti umani e della solidarietà abbia vita breve.

Qui il video della conferenza stampa di Asgi e altri

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