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Di lui si ricorda la pizza, ovviamente nella pizzeria abituale per non turbare i dettami della sobrietà prêt-à-porter, consumata con i suoi amici abituali, all’ora abituale e con l’abituale sorriso d’ordinanza, nei giorni in cui è diventato presidente del Consiglio. Poi c’è stato il claim, indovinatissimo, in cui ci comunicava di essere l’avvocato di tutti gli italiani. E tutti a dire che bello, evviva, come se fosse mai esistito un presidente che prometteva di impoverirci o di farci soffrire per un quinquennio.

Poi c’è stato l’incontro con gli altri Paesi europei: un tale successo che alla fine lo stesso Salvini ha dubitato dell’efficacia (ovviamente esprimendo i propri timori su tutte le televisioni del globo, per quella vecchia storia dell’alleato che si rafforza sulle macerie degli altri).

Ma ciò che stupisce già di tutto del premier Conte è la trasparenza, intesa non come vorrebbe il feticcio degli ultimi anni (il famoso tutto in streaming che si è involuto in monologhi via social in cui l’unica interazione consiste nel mettere un mi piace o un cuoricino): è una trasparenza che rasenta l’invisibilità. Giuseppe Conte non esiste. Non c’è sulle prime pagine dei quotidiani nazionali (un caso di mimetismo che andrebbe studiato nelle più evolute scuole militari), non rientra nei discorsi della gente (se non per i complimenti al suo aspetto fisico o la fiducia che ispira a pelle che è una delle analisi più profonde sul suo conto), non viene citato dai ministri (se non nelle frasi preconfezionate tipo “ne ho parlato con Conte”o “anche Conte è d’accordo” che ormai valgono quanto un “non ci sono più le mezze stagioni”), non rilascia interviste che non siano lo scendiletto dei suoi due vicepremier, non inciampa, non starnutisce, non sbaglia nemmeno un congiuntivo.

Al presidente del Consiglio, in quanto capo dell’esecutivo, la Carta costituzionale conferisce un’autonoma rilevanza, facendone il centro nevralgico dell’intera attività del governo: egli, infatti, ne dirige la politica generale e ne è il responsabile, mantiene l’unità di indirizzo politico e amministrativo, promuove e coordina l’attività dei ministri.

Giuseppe Conte invece è un’ombra. Ma nemmeno una di quelle ombre che condizionano, vigilano e appaiono sullo sfondo: è il riflesso su un vetro. Gentiloni in confronto sembra Beyoncé. E forse sarebbe il caso di chiedergli di dire qualcosa, di indicarci quale sia la posizione del governo nelle dispute di Tria contro Di Maio, Di Maio contro Salvini, Salvini contro Moavero Milanesi, Salvini contro  Trenta. Dovrebbe indicarci tempi e modi di attuazione del contratto (e se qualcosa è cambiato). Dovrebbe fare il presidente del Consiglio, insomma. Perché così, più che l’avvocato degli italiani, sembra un corazziere senza uniforme. Batta un colpo, presidente.

Buon mercoledì.

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