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A Douma non fu usato gas nervino. Lo ha accertato una commissione d’inchiesta dell’Organizzazione per la messa al bando delle armi chimiche (Opac), analizzando i residui delle bombe che il 7 aprile scorso hanno provocato almeno 100 morti tra la popolazione civile della cittadina siriana, all’epoca roccaforte dei ribelli che si oppongono al presidente Assad. «Non sono stati rinvenuti agenti dell’organofosforo nervino, o prodotti della loro degradazione, sia nei campioni ambientali, sia in quelli di plasma delle riferite vittime dell’episodio» si legge nella relazione pubblicata sul sito dell’Opac. I risultati delle analisi dei campioni prioritari sono stati ricevuti dalla Ffm (Fact finding mission) il 22 maggio, e resi noti il 2 luglio. Stando al rapporto, nelle bombe non c’era nervino ma «sono stati trovati vari agenti chimici clorinati in campioni con residui di esplosivo». Come si ricorderà, proprio le voci su un possibile utilizzo delle armi chimiche da parte di Assad provocarono una rappresaglia rappresaglia aerea congiunta di Usa, Gb e Francia. In particolare Parigi affermò di avere le prove.

Nei compiti dell’Opac – organizzazione internazionale insignita del Premio Nobel per la Pace nel 2013, che opera in collaborazione con le Nazioni Unite – non rientra quello di individuare la responsabilità dell’uso di armi chimiche. Questo compito spettava all’organismo congiunto di indagine Opac-Onu, creato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e soppresso nel novembre del 2017, soprattutto per iniziativa della Russia (che più volte aveva messo il veto sulle sue missioni). Proprio nella settimana precedente la pubblicazione del rapporto, il 27 giugno, i paesi membri dell’Opac hanno votato a L’Aja, a larga maggioranza, a favore di un ampliamento dei poteri dell’organismo.

Mentre si attende di poter valutare il peso di questa nuova situazione, bisogna ricordare che l’indagine in corso sulle bombe di Douma è stata invece espressamente voluta da Russia e Siria. Come si legge nel rapporto, è stata possibile solo perché erano le forze armate siriane e la polizia militare russa a garantire l’accesso in sicurezza ai siti in esame.

In particolare, sempre da quanto risulta dal rapporto, l’esercito di Assad ha richiamato l’attenzione degli investigatori su un edificio, in una località particolare – i siti di attenzione sono indicati solo da numeri, nel rapporto -, sospettato di essere una fabbrica e un deposito di armi chimiche dei ribelli, più altri due edifici, in due località distinte, indicate come 2 e 4, in cui sono stati rinvenuti dei cilindri industriali per il contenimento di agenti chimici.

In particolare nella località 2, un palazzo semi-distrutto da un’esplosione in cui è stato ritrovato uno dei cilindri, i militari siriani non hanno garantito l’accesso ad alcuni appartamenti dichiarando di non avere l’autorità per entrare.

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