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Braccio di ferro senza precedenti tra la Casa della Donna di Pisa e la nuova giunta comunale a guida Lega. Per martedì 17 luglio, data di insediamento del primo consiglio comunale, la Casa della Donna aveva lanciato un appello a tutte le cittadine ed i cittadini di Pisa per partecipare ad un presidio davanti al Comune per chiedere le dimissioni da assessore alla Cultura di Andrea Buscemi, un uomo “dichiarato colpevole da una sentenza” della Corte di Appello di Pisa e in quanto tale condannato a risarcire la parte civile nonostante la prescrizione dei fatti contestati e nonostante il reato di stalking non esistesse ancora all’epoca dei fatti contestati.

“Mai avremmo creduto di vedere un giorno un uomo colpevole di aver perseguitato la ex compagna sedere a Palazzo Gambacorti e per giunta come assessore alla Cultura – si legge nell’appello – . La sua colpevolezza non è un’opinione né una questione privata ma un fatto che riguarda ogni donna e ogni uomo che si oppone alla cultura della violenza, che crede nei diritti e nella libertà delle donne. Quell’uomo non può in alcun modo rappresentare le cittadine e i cittadini pisani e tanto meno la cultura della nostra città”. Sempre per il 17 luglio, la coalizione “Diritti in Comune” (Una Città in comune, Rifondazione Comunista, Possibile) aveva depositato una mozione di sfiducia a Buscemi da inserire all’o.d.g. del primo Consiglio comunale. A poche ore da quella data è partito il contrattacco. Da parte di Buscemi che ha annunciato sulla stampa querele contro la presidente della Casa della Donna, Carla Pochini, e contro Elisabetta Vanni, volontaria della Casa e promotrice su Change.org della petizione che richiede al neosindaco leghista Michele Conti le dimissioni del neo assessore alla Cultura perché “riconosciuto colpevole secondo la sentenza della Corte d’appello di Firenze emessa in data 30 maggio 2017”. Ma anche da parte dello stesso sindaco che, sua sponte, violando tutte le regole della democrazia istituzionale e lo stesso Regolamento del Consiglio comunale, ha deciso di non inserire la mozione di sfiducia all’o.d.g. “Sono stati violati i diritti dei consiglieri comunali – ha denunciato Ciccio Auletta di “Diritti in Comune” – per di più se si considera il fatto che la mozione riguarda un membro della sua giunta e un tema come quello della violenza sulle donne”. “Se il primo cittadino ammette un uomo maltrattante ad un ruolo istituzionale, legittima con questo gesto la violenza stessa a livello istituzionale – ha dichiarato Elisabetta Vanni che in queste ore si è fatta promotrice anche di un social bombing indirizzato al profilo Facebook del sindaco Conti.

Martedì 17 luglio. La giornata si apre con un attacco di Buscemi sulla pagina locale de Il Tirreno dove annuncia di voler denunciare, lui, per stalking sia Carla Pochini che Elisabetta Vanni e dove paragona la campagna per le sue dimissioni alle azioni dei nazisti contro gli ebrei. Frasi ad effetto, tipiche del personaggio Buscemi, attore. Ma il vero effetto l’hanno fatto loro. Le decine e decine di donne e uomini che si sono presentati puntuali, alle 14, davanti al Comune di Pisa a sostegno delle donne della Casa della Donna che Buscemi ha denigrato in un suo recente libro come “esagitate”, “anziane femministe fuori tempo massimo”, “schiumanti di rabbia”. Nonostante il sole cocente, si sono presentate in massa, come un corpo solo, determinate, con i cartelli, i microfoni e i due scatoloni con le oltre 35.000 firme a sostegno della petizione online da consegnare al sindaco. Tante, donne di tutte le età, insieme a molti uomini solidali, tutte e tutti con indosso la maglietta di Anarkikka con la scritta “Colpevole di stalking, ora nella giunta di Pisa Assessore alla Cultura. Della violenza maschile” che campeggia anche sulla pagina facebook della Casa della Donna. “La notizia della querela può farci solo sorridere – spiega alla stampa Carla Pochini – perché dimostra, ancora una volta, chi sia Andrea Buscemi: un uomo che condannato a risarcire la sua ex compagna decide di ricorrere in Cassazione al solo scopo di ritardare il processo in sede civile ed evitare il pagamento del risarcimento. Questo comportamento è per noi un’ulteriore ammissione di colpa”. Ma Buscemi, ci racconta Patrizia Pagliarone, la sua ex compagna vittima di stalking, è andato oltre ogni immaginabile. Ha scritto di nuovo al presidente della Repubblica e, tempo addietro, persino al Papa per chiedere giustizia contro la Casa della Donna. “Ha rovinato me e la mia famiglia ed ora ci accusa di rovinare lui e la sua famiglia – commenta Patrizia che ha trovato nella Casa della Donna di Pisa una vera fortezza di solidarietà fin dall’inizio della sua tormentata vicenda umana e giudiziaria. Una solidarietà che si sta allargando a macchia d’olio a livello nazionale con richieste di dimissioni di Buscemi da parte di 38.000 persone tra cui D.i.Re (Donne in rete contro la violenza, associazione che riunisce 81 organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza in 18 regioni italiane) che il 13 luglio, insieme a Rebel Network (Rete attiviste per i diritti) e Cgil, hanno scritto al sindaco Conti per chiedere le dimissioni di Buscemi da assessore alla Cultura.

Ma durante il primo Consiglio comunale le donne presenti della Casa della Donna, che ad apertura della seduta consiliare avevano consegnato al sindaco i due scatoloni rosa con le 35.000 firme, hanno capito che la mozione di sfiducia a Buscemi non sarebbe mai stata discussa. Nonostante che il consigliere di opposizione Auletta fosse riuscito a ripresentarla in aula, come urgente, con le otto firme necessarie con il sostegno dei 7 consiglieri del PD. Così è stato. Alle 16.30 il sindaco Conti ha giurato la propria fedeltà alla Costituzione e dall’aula una donna ha gridato: “Sindaco sì, ma di tutte e di tutti nel rispetto dell’articolo 3 della Costituzione!”. Ed ha continuato presentando i suoi assessori, ultimo Andrea Buscemi, assessore alla Cultura. Dimostrando così la sua volontà a non far approvare quella mozione di sfiducia che lo impegnava a “ritirare immediatamente la delega di assessore ad Andrea Buscemi” ed a “non nominarlo o proporlo per nessuna delle cariche pubbliche” e che invitava lo stesso Buscemi a “dimettersi immediatamente da consigliere comunale” perché “gli atti di cui si è reso responsabile sono attribuibili ad un tipo di cultura maschilista e violenta” e perché, in primis, “la violenza sulle donne non può essere terreno di negoziazione e non può essere in alcun modo negata, minimizzata o giustificata, meno che mai da chi ricopre cariche pubbliche”. Per la seconda volta nel giro di poche ore, per evitare di discutere della mozione di sfiducia a Buscemi, la maggioranza ha di nuovo abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale. Ma questa volta si sono trovati di fronte ad un’invasione pacifica e festante di un centinaio di donne che erano riuscite ad entrare in Comune e battevano le mani al grido ritmato di “Dimissioni, dimissioni” e di “No alla cultura della violenza”. Approfittando del momento di smarrimento, due, tre donne della Casa della Donna, tra cui Elisabetta Vanni, si sono avvicinate al sindaco per chiedergli perché non dichiarava le dimissioni di Buscemi da assessore. La risposta è stata a dir poco sconcertante. Il sindaco Conti, prima, ha sostenuto di non poter togliere la delega ad un assessore che ha la fedina penale pulita, poi, ha ammesso con un candore non istituzionale che non conosceva, per non averli letti, né i documenti né la sentenza finale su Buscemi. Hanno provveduto immediatamente a fornirglieli brevi manu per poi farglieli avere via ufficio di protocollo. Il primo Consiglio comunale si è sciolto così, alla carlona, senza discutere di niente. La città di Pisa è in balia di se stessa, senza Consiglio comunale perché non c’è un presidente del Consiglio. Se ne riparlerà a fine luglio, il 27 o il 30.

Per quella data la Casa della Donna ha allertato tutte e tutti ad essere presenti in forze al nuovo presidio davanti al Comune. “Abbiamo bisogno di tutte e di tutti voi. La situazione è grave. Oggi è stato solo l’inizio di una lunga battaglia che vogliamo vincere – ha detto Carla Pochini, presidente, e Giovanna Zitiello, responsabile del Centro antiviolenza, della Casa della Donna – . Questa mobilitazione deve continuare a crescere. Per ora non c’è stata consegnata nessuna querela da parte di Buscemi ma valuteremo con le avvocate di D.i.Re se fare, noi, una querela a Buscemi perché ci ha offeso e vilipeso nel suo libro “Rivoglio Pisa”. Siamo un bene comune di Pisa da 28 anni, siamo il luogo simbolico della libertà delle donne. La Casa della Donna di Pisa è un simbolo della democrazia in questa città. Ricordiamo che il sindaco Conti, prima delle elezioni, ci scrisse una lettera dove si impegnava in prima persona riconoscendo la stringente necessità di potenziare iniziative e interventi dell’amministrazione comunale sul tema della prevenzione della violenza sulle donne e, soprattutto, sull’aiuto concreto per le donne vittima di violenza. Ora, questa giunta vuole essere contro le donne? Non glielo permetteremo!”.

Il caso Buscemi. Attore e regista teatrale, ex direttore artistico del Teatro di Cascina su nomina della sindaca leghista Susanna Ceccardi, Andrea Buscemi inizia nel 2007 una relazione sentimentale con Patrizia Pagliarone che assume fin da subito, come si legge nella sentenza della Corte d’appello di Firenze, le caratteristiche tipiche del cosiddetto “ciclo della violenza” caratterizzato da “episodi di violenza fisica o vessazione psicologica spesso seguiti da scuse e dichiarazioni di pentimento quasi mai mantenute”. Minacce, offese, umiliazioni, violenze fisiche, anche in pubblico, “spesso con intervento delle forze di polizie e ricorso da parte della vittima alle cure mediche” sono all’ordine del giorno. Fin da subito. E quando lei interrompeva la relazione in seguito alle violenze subite “si scatenava l’inferno”. Nel dicembre 2008 Patrizia si rivolge al centro antiviolenza della Casa della Donna di Pisa ma la querela è del 12 dicembre 2009. L’apertura del processo penale, ed il passaggio del Buscemi da indagato ad imputato, è del 7 maggio 2013. Il processo, lungo e snervante per Patrizia, si conclude l’8 gennaio 2016 con la sentenza del Tribunale di Pisa. Una sentenza di assoluzione di Andrea Buscemi dall’imputazione a lui ascritta (stalking, n.d.r.) “perché il fatto non costituisce reato”. Infatti, benché gli atti persecutori denunciati si fossero verificati fin dall’anno 2007, si legge nella sentenza del 2017, questi sono stati definiti “reato” ed introdotti nell’ordinamento penale (art. 612-bis c.p.) soltanto con il decreto legge n.11 del 2009, entrato in vigore il 25 febbraio 2009. Quella sentenza assolutoria non convinse il Pubblico Ministero, Aldo Mantovani, della Procura di Pisa, che ricorse subito alla Corte di Appello di Firenze per “erronea valutazione delle risultanze processuali e conseguente omessa condanna dell’imputato Andrea Buscemi dei reati a lui ascritti”. Per Mantovani, si legge nella sentenza del 2017, il giudizio del primo giudice era stato “fuorviato” perché non aveva “analiticamente valutato” tutto un quadro probatorio “costituito non dalle sole dichiarazioni della persona offesa, ma da plurimi testi oltre che dagli sms” (circa 3.000, n.d.r.) a cui aveva “soltanto genericamente accennato”.

I capi di imputazione. Buscemi è stato sottoposto a procedimento penale dalla Corte di Appello di Firenze, Seconda Sezione Penale, in base all’art. 612 bis del Codice penale, per avere inviato a Patrizia Pagliarone “numerosi messaggi telefonici (SMS), contenenti espressioni offensive (apostrofandola quale puttana, troia, troietta, imbecille, cretina, vomito di cane, merda inutile etc.)”, per averle fatto “esplicite minacce (dicendole che le avrebbe fatto il culo, anche ai suoi familiari, distruggendo la loro vita etc.)” e “numerose telefonate (anche 11 in un’ora)”, per averla pedinata “in varie occasioni” e per essersi appostato “sotto la sua abitazione”. Atti persecutori attraverso i quali, si legge nella sentenza della Corte d’Appello di Firenze, “molestava e minacciava la predetta in modo da cagionarle un grave e perdurante stato di ansia e paura e fondato timore per la propria incolumità e quella dei familiari, costringendola a cambiare le proprie abitudini di vita. Con l’aggravante del fatto commesso da persona legata alla persona offesa da relazione sentimentale. In Pisa dall’anno 2007 al mese di dicembre 2009”. Tutti i capi di imputazione sono stati confermati e comprovati da testimoni e prove documentarie durante il dibattimento processuale.

Nessuna condanna penale. Benché il Procuratore generale avesse chiesto la condanna di Buscemi ad un anno di reclusione, alla fine la condanna per stalking è saltata. Per due motivi. Perché parte dei fatti denunciati sono antecedenti all’entrata in vigore della legge che definisce lo stalking come reato perseguibile penalmente e perché gli atti persecutori, successivi all’entrata in vigore dell’art. 612 bis del Codice penale (Atti persecutori), sono caduti in prescrizione con “estinzione del reato” dopo 7 anni e sei mesi. Comunque sia nel maggio del 2017, la Corte di Appello di Firenze che ha condannato Buscemi al “risarcimento dei danni a favore della parte civile” ed a rifondere alla parte civile la spese legali, di difesa del primo processo e di quello d’appello.

Prescrizione non significa assoluzione. Buscemi in sintesi sostiene che non essendo stato condannato è stato assolto. “Quale senso avrebbe in caso di una “assoluzione” condannare l’imputato alle spese legali di controparte? Tutto ciò sarebbe privo di ragionevolezza e senso” rispondono le legali della Casa della Donna.  Le donne presenti al presidio davanti al Comune di Pisa, il 17 luglio, hanno alzato tra gli altri un cartello con scritto “Buscemi rinuncia alla prescrizione”. Richiesta legittima perché prevista dalla legge. In quali casi? Nel caso in cui la prescrizione del reato sia stata già dichiarata con sentenza, proprio come nel caso Buscemi. Lo ha affermato la Corte di Cassazione nel 2012 per dare all’imputato la possibilità di rinunciarvi per ottenere “una sentenza nel merito”. “Se Buscemi è sicuro di essere innocente, perché non pretende una nuova sentenza rinunciando alla prescrizione del reato?” si chiedono le donne della Casa della Donna.

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