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Il Movimento 5 stelle, il non-partito che doveva azzerare la distanza tra politici e cittadini, viaggia a gonfie vele nel voto degli italiani, ma presenta indicatori disastrosi nei suoi canali di partecipazione. Il capannone a forma di mouse che gira per l’Italia ad illustrare le potenziali meraviglie della piattaforma Rousseau, l’infrastruttura telematica di Davide Casaleggio, dovrebbe appunto servire a garantire quella partecipazione e a veicolare la “democrazia diretta” dentro al M5s. Addirittura, stando a quello che dice Casaleggio, da esperimenti del genere dovrebbe venire fuori la forma democratica del futuro prossimo, quella che consentirà di superare il Parlamento e la rappresentanza politica tradizionale.
Di certo, Rousseau è in ottima forma dal punto di vista economico: dall’inizio di questa legislatura 330 parlamentari grillini sono costretti dal regolamento a versare alla piattaforma un obolo di trecento euro al mese. A questo trasferimento non indifferente (stiamo parlando di poco meno di centomila euro al mese per la durata dell’intera legislatura) non corrisponde alcuna centralità politica e organizzativa del “sistema operativo” del M5s. Al contrario, un partito che ha raccolto alle ultime elezioni quasi undici milioni di voti dovrebbe affidarsi ad un portale che conta, stando alle ultime cifre ufficiali, circa 140 mila iscritti. Per di più, solo una minoranza di questi utilizza davvero lo strumento telematico. Nei momenti di massima intensità, come quando si è trattato di scegliere il capo politico e candidato premier Luigi Di Maio, nel settembre dello scorso anno, hanno partecipato meno di 40 mila persone.
Casaleggio tira dritto, ha preso…

L’inchiesta di Giuliano Santoro prosegue su Left in edicola


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