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Pochi giorni fa Davide Barillari, uno degli eletti del M5s alla Regione Lazio, ha pubblicato un post sulla sua pagina Facebook in cui rivendicava l’autonomia della politica dalla scienza. «Scienziati intelligenti contro politici ignoranti? Quando si è deciso che la scienza fosse più importante della politica? Chi l’ha deciso e perché?» Nel suo post Barillari se la prende con gli scienziati che a suo dire impongono le loro scelte politiche. «Perché gli scienziati dello stampo di Burioni, cioè legati a doppio filo sia alle multinazionali del farmaco che ai partiti del passato bocciati alle urne dagli italiani, sono davvero convinti di detenere l’unica verità possibile, eterna ed inconfutabile…e sono davvero convinti che la politica si debba inchinare supinamente a loro. (…) Senza più valutare, senza più fare scelte per definire quale sia la direzione giusta, senza pianificare. BISOGNA CREDERE». Per arrivare alla conclusione che la scienza, secondo Barillari, deve essere democratica! Non voglio argomentare contro Barillari perché non ce n’è alcun bisogno. Sostenere che la scienza sia democratica è una contraddizione in termini. La scienza è conoscenza della realtà che si costruisce con il metodo scientifico. Il metodo scientifico consente di confrontare una teoria con la realtà e di stabilire quale tra diverse ipotesi di spiegazione di un fenomeno sia quella corretta e quale non lo sia. Lo scienziato confronta il suo modello della realtà con la realtà stessa. Dall’analisi dei dati di realtà decide se il modello che ha costruito sia corretto oppure no e con quale margine di errore, ossia con quale frequenza in un numero alto di esperimenti tutti uguali il modello rispecchia correttamente il comportamento della realtà. Perché la realtà non mente mai. La menzogna è solo degli esseri umani, non certo della natura inanimata. La realtà è quella che è. La realtà è oggettiva. Il lavoro dello scienziato è appunto quello di costruire un modello della realtà stessa che riesca a rappresentarla al meglio possibile e che permetta di prevedere il funzionamento della realtà stessa in modo da piegarla al nostro volere. La meccanica quantistica descrive il comportamento della realtà atomica e subatomica. Il modello quantistico può essere usato per costruire componenti elettronici il cui funzionamento viene previsto proprio in base al modello. I telefonini e i computer che usiamo costantemente funzionano perché il modello quantistico rappresenta “bene”, ossia in maniera molto precisa con pochissimo margine di errore, la realtà oggettiva, la realtà della materia di cui sono composti il telefono e il computer. È ovvio quindi che non esiste alcuna democrazia in natura. La natura è quella che è e basta. La scienza che ne vuole costruire modelli operativi semplicemente cerca il modello migliore possibile, quello che funziona meglio. Eventualmente può comprendere che un modello non è abbastanza preciso e sostituirlo con un altro.

Ma non esiste in nessun modo un “processo democratico” per decidere se una determinata teoria scientifica è corretta o meno! È la realtà che dice se una teoria è corretta o meno. Perché la realtà è dittatoriale. Non c’è alcuna discussione sulla realtà… della realtà! La cosa interessante da osservare è la lettura politica che si può fare di questo post di Barillari. Perché conferma che il Movimento 5 stelle è formato da persone che hanno una esigenza di ribellarsi ma senza alcun metodo, senza alcuna forma che li aiuti in quello che diventa un ribellismo fine a se stesso e quindi anche senza uno scopo preciso. Sembra il “vietato vietare” di matrice sessantottina che non ha chiaro a cosa ribellarsi e si ribella a tutto. Allora non c’è più distinzione tra il divieto da rifiutare perché violento e il divieto da non rifiutare e accettare perché è invece sano e corretto. È come se il ’68 non fosse mai passato oppure come se ci fosse il tentativo di ricreare un nuovo ’68 che questa volta sarebbe diverso per le possibilità offerte dalle tecnologie di comunicazione… come se la democrazia diretta e la distribuzione democratica dell’informazione potessero dare a tutti una capacità di scelta che diventa realtà che supera la realtà. La “scienza democratica” appunto. La ribellione senza vedere rischia di diventare annullamento. Se si pensa che la scienza sia una questione politica e quindi di democrazia si finisce nel delirio o nel migliore dei casi nel medioevo. Si perde il rapporto con la realtà e ogni cosa perde di senso.

Il Movimento 5 stelle ha sfruttato l’esigenza di ribellione degli elettori e ne ha fatto la propria battaglia politica. Il Vaffa day di Grillo era questo. Ed è anche giusto dire che ribellarsi è giusto! Il problema è che se non si hanno idee chiare su cosa sia reale e cosa no, anche in termini di realtà umana, si finisce nella ribellione verso tutto e tutti, nel nichilismo più pericoloso che può diventare fascismo e nazismo. Esiste il rifiuto, che è allontanare e ribellarsi a ciò che è violento e non umano. Questa è la sana ribellione che non è con l’odio, ma è semmai con l’amore per gli altri. Esiste la negazione che invece è ribellarsi e far sparire con odio e rabbia ciò che viene ritenuto violento ma che in realtà non lo è, perché la violenza è in realtà nella negazione, nel ribelle cieco. Come la ribellione alla medicina e alla scienza che è una negazione della realtà. Ribellarsi con negazione alla realtà fa male a chi fa quella ribellione. Perché si perde il rapporto con la realtà. La sinistra ha il dovere di comprendere qual è la ribellione giusta e quale quella sbagliata. Perché è la ribellione del genio, quella che ha rapporto con la realtà, che riesce a modificarla e a trasformare la visione del mondo, che fa la rivoluzione. È la rivoluzione del pensiero che fa la rivoluzione della realtà.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola


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