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La città ponte tra due Continenti negli anni 70 contava due milioni di abitanti. Oggi sono quindici. E le sue periferie si sono espanse. A colpi di grattacieli infiniti e quartieri senza identità. È l’esempio di una dinamica globale che mira ad urbanizzare il pianeta

Qualche anno fa circolava nelle tv turche un bizzarro spot. L’imprenditore edile Ali Aligoglu pubblicizzava la nascita di un nuovo quartiere residenziale a Istanbul. Camicia bianca sbottonata e jeans sbarazzino, su uno sfondo iper-saturato e surreale, Ali affermava solenne: «Stiamo creando una nuova area con 3.100 appartamenti. L’87 per cento sarà destinato a spazi verdi con campi da golf!». Il costruttore insisteva impettito: «Ho sempre sognato giardini al decimo piano, e ora saranno realtà! Tutti meritano di vivere in una casa con una piscina. Qui ce ne sarà una lunga 130 metri». Infine, armato di elmetto giallo e in posa da supereroe, appariva in piedi su una ruspa: «Ci sarà una piazza, un centro commerciale, tutta l’area pullulerà di vita! Con un pagamento anticipato di mille lire turche, anche tu potrai averne una tutta tua».

L’enfasi e le aspirazioni di Ali Aligoglu si riferivano a Istanbul ma possono essere considerati paradigmatici di quel che è accaduto in numerose grandi città. In pochi anni, intorno alle megalopoli sono spuntate a macchia di leopardo numerose cattedrali nel deserto. Si è passati dall’idea di agorà greca agli abrasivi neologismi di gentrification e disneyficazione. Un processo che si è realizzato attraverso tappe tese a sottovalutare, svendere, depauperare gli aggregati urbani.

Se infatti, nei secoli scorsi, le città hanno subito profondi cambiamenti legati all’industrializzazione, oggi, i centri cittadini si plasmano sulla base degli input neoliberisti. Mentre nel Medioevo i commercianti si appropriarono dei centri urbani per la produzione e la vendita delle loro merci, adesso è la città a diventare essa stessa merce. La frontiera dove reinvestire il surplus capitalista in mattoni e cemento. In centri commerciali e quartieri-dormitorio.

L’esempio della rivoluzione urbana di Istanbul è emblematico. Il processo si muove a ritmi serratissimi, favorito anche dall’istituzione di…

L’articolo di Dino Buonaiuto prosegue su Left in edicola


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