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La tragedia del ponte Morandi di Genova sta mettendo in evidenza, ancora di più, la crisi dei partiti di sinistra o che si definiscono tali. Come ha giustamente osservato Lucia Annunziata il fatto che nessun esponente di spicco del Pd, eccezion fatta per il segretario-reggente Martina e pochissimi altri, abbia partecipato ai funerali di Stato è una misura di quanto in quel partito si sia perso il rapporto con la società civile. Il segretario-di-fatto Renzi non si è visto anche se ha mandato messaggi di sfida, come al suo solito ma restando ben nascosto. Aggiungerei che vale altrettanto, se non di più perché più di sinistra del Pd, per gli altri partiti a partire da Leu. C’è come una mancanza di interesse, una mancanza di senso della realtà, di quello che è accaduto.

Un ponte non può crollare da solo. Un ponte, grande e importante come il ponte Morandi, che passa dentro una città, non può crollare all’improvviso. I ponti sono progettati per resistere ai terremoti, alle esplosioni, devono e possono resistere a impatti significativi ai piloni di sostegno. Qualunque ne sia la causa o le concause è evidente che c’è stata una incuria prolungata nel tempo. Non si capisce poi perché gli stralli di uno dei piloni siano stati sostituiti diversi anni fa e quelli degli altri tre piloni no. Lo si può chiaramente vedere dalle fotografie: gli stralli dell’ultimo pilone sono chiaramente rivestiti di acciaio al contrario degli altri. Per quale motivo, essendo il ponte stato costruito tutto insieme, si fa una manutenzione così importante di un solo pilone e non si considerano gli altri?

Un ponte crolla per un evento più che eccezionale. In questo caso l’evento più che eccezionale è stata l’incuria, la sciatteria nella manutenzione, il considerare che siccome il progetto prevedeva capacità di tenuta maggiori del necessario (come è normale per qualunque costruzione) allora si poteva tollerare un ammaloramento delle strutture del 20% e che non sarebbe stato un problema arrivare fino al 40%! Questa incuria, questa sciatteria nel gestire un pezzo di Paese, sembra la stessa che è stata applicata dai politici di sinistra a questo evento. Non comprendere, non vederne la gravità. Affannarsi a dire che la privatizzazione di autostrade funziona, che non si sono presi soldi. Ma non è questo il punto.

Così come la reazione della società Autostrade, il cui primo comunicato il giorno dopo la tragedia, è stato quello di preoccuparsi degli azionisti. Ma chissenefrega degli azionisti! Peraltro ogni investitore sa di correre dei rischi ad investire in azioni di qualunque società, anche la più solida. Non si capisce perché per Autostrade non possa essere così. È il pensare che tanto anche questa cosa verrà accettata, verrà assorbita, passerà come “una cosa che può capitare e capita”. Che i problemi sono altri. No, il problema è questo! Non deve e non può capitare che crolli un ponte senza motivo. Se la Società autostrade spende tanto per la manutenzione, come sembra da quanto viene detto dai giornali di questi giorni, allora significa semplicemente che quella spesa è fatta male. Tanto c’è lo Stato-mamma che tutto paga e tutto risolve. Quindi si prendono regolarmente le decisioni più dannose per lo Stato (che siamo tutti noi) e più vantaggiose per i privati (che sono solo alcuni).

Che poi, voglio sottolinearlo con forza, il problema non è quello che un privato si arricchisca se fa un servizio che funziona e riesce a ricavare un guadagno da quello che fa in maniera efficiente. Il problema è di fondo. Perché, evidentemente, esistono manager che non pongono l’attenzione necessaria alla manutenzione. Considerano che “tanto non può succedere e non succederà. E anche se succede tutto passa, tutto verrà assorbito dal ventre molle del Paese a cui in fondo non frega niente… l’importante sono gli utili e gli azionisti”. Ma che cavolo di persone sono queste? È sconfortante vedere come la sinistra non abbia detto nulla al riguardo. Non esiste un porsi domande, chiedersi se le privatizzazioni, così come sono state fatte hanno avuto problemi, hanno creato problemi. Tutti a difendere se stessi. Non esiste un porsi la domanda – magari fosse una ricerca – circa il fatto che manca completamente l’idea di fare l’interesse dello Stato, ossia cercare di fare il meglio nell’interesse di tutti gli abitanti di questo Paese e non solo. Cercare e trovare la soluzione migliore.

Il Movimento 5 stelle ha più che ragione a dire che con un disastro di queste proporzioni la concessione viene necessariamente messa in discussione. E dispiace vedere come a sinistra questo venga contestato. Evidentemente non c’è più nemmeno mezza idea di come fare opposizione se non contestare a prescindere. Come quando si trattava di formare il governo. L’opposizione al governo va fatta in maniera decisa, ma questo non significa accecarsi e non vedere l’enormità di quello che è successo. È da tempo ormai che la sinistra e il Pd in particolare ha perso il rapporto con la realtà di quello che pensano gli italiani. Ed è tragico che non ci si accorga che il M5s non fa altro che ripetere in maniera anche un po’ strampalata proposizioni che in altri tempi erano fondamenti della sinistra. In questo caso la ribellione ai “poteri forti” e la questione morale.

La sinistra brancola nel buio ormai da tempo. Non ha più un’identità dall’89 o forse dal ’68. Ha cercato una nuova identità con il superamento del Pci per arrivare al Pd, ma in realtà ha perseguito sempre e solo la soddisfazione dei bisogni, delle necessità materiali, perdendo quell’umanità che aveva, quell’interesse per le persone che non è solo pensare ai loro bisogni ma anche alla loro realizzazione. Gli interessi materiali non hanno affetti. È amare le cose più delle persone. E dopo di questo il passo è breve, si pensa alle persone come fossero delle cose.

La crisi della sinistra è tutta qui. Non cercare di costruire la politica che permetta a ciascuno di trovare il modo di realizzare se stessi e di trovare il senso della propria vita.

L’editoriale di Matteo Fago è tratto da Left in edicola dal 24 agosto 2018


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