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L’estate calda porta sul palmo il sogno di un’avventura. Porta il rumore del mare, orecchiato dall’ombra di un’amaca tra le dune. Il mare delle storie di Sandokan, dei tormenti profondi di Conrad. Oggi il Mediterraneo è abusato da un massacro lucido e disumano. Allora sempre di più occorre guardare il mare e cercare l’avventura, il sogno, la follia sana di Colombo. Quanto è nascosto dietro l’orizzonte, quanto non si può vedere con i piedi ben piantati per terra. Partire, prendere il largo. Per allargare lo sguardo e il pensiero.

Ancora si deve ripetere, e sembra assurdo, che il fumetto non è un’arte minore, non è bassa letteratura. Sarà la stranezza di questo cimento, che unisce parola e disegno. O meglio… permette di unire. Poi la scelta resta alla fantasia dell’autore. Ed ecco le tavole di puro disegno di Pratt. Il silenzio riempito di mare, di un respiro lento, un volo di gabbiano.

Hugo Pratt è Corto Maltese. O forse è più vero il contrario. L’affascinante marinaio maltese non poteva raccogliere meglio la spinta vitale del suo autore. I viaggi, nell’Africa nera e nell’Argentina ridente, dove Pratt ha disegnato per anni, hanno formato il suo tratto, ballando ogni sera con una donna diversa. Le donne di Pratt e le donne di Corto. Bellissime o terribili, seducenti o sedotte. La prima donna di Corto è Pandora. E non si può credere che la scelta del nome sia casuale. Pratt ha sempre raccontato che quella storia, la Ballata del mare salato, non era stata scritta per iniziare la saga del marinaio: Corto non doveva essere il protagonista. Eppure Pandora nel mito greco è il nome della prima donna mortale. Un inizio. Forse, inconsapevolmente, Pratt con questa scelta voleva dire che…

L’articolo Andreas Iacarella prosegue su Left in edicola dal 24 agosto 2018


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