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«La crisi si verifica quando il vecchio è morto e il nuovo sta per nascere», dice Benoît Hamon, citando Antonio Gramsci. La sinistra si trova in questa condizione: sappiamo cosa è morto, quello che non potrà più funzionare, ma non sappiamo ancora come sarà il nuovo. Benoît Hamon, ex ministro di Hollande, diede le dimissioni in opposizione alle politiche del suo proprio governo. Nel 2017 vinse le primarie della sinistra, e divenne candidato per le presidenziali francesi, presentandosi agli elettori con un programma fortemente orientato a sinistra. In vista della prossima campagna elettorale per le europee, gli abbiamo rivolto alcune domande.
C’è una divisione, specialmente nella sinistra, sulla questione europea. Pensa che sia possibile riformare l’Europa?
È necessario riformare l’Europa. L’ideale europeo oggi è distorto dai liberisti. La decostruzione dell’Europa con la crescita dei nazionalismi e dei fascismi è pericolosa. E penso che sia importante che la sinistra non abbandoni il principio secondo cui la cooperazione fra Paesi è preferibile alla concorrenza e alla rivalità.
Quali sono gli ostacoli alla riforma dell’Unione europea?
Gli ostacoli sono di due tipi. Il primo è politico, cioè caratterizzato dalle maggioranze conservatrici o liberali che promuovono principalmente l’espansione del mercato e perdono interesse per la questione ecologica, per la questione sociale, e anche per la questione democratica. Il secondo ostacolo è quello dei trattati europei, che rendono difficile promuovere politiche progressiste ed ecologiste. Dovremo concentrarci sulla trasformazione dell’Europa in due tempi. A lungo termine, dobbiamo modificare i trattati in modo da consentire l’esercizio della democrazia e l’attuazione di politiche progressiste. Nell’immediato, dobbiamo…

L’intervista di Florence Poulain a Benoît Hamon prosegue su Left in edicola dal 14 settembre 2018


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