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Di certo, ha le idee chiare: «Va costruita un’autentica unità sulla base di un programma paneuropeo comune scongiurando cartelli politicisti o coalizioni Frankenstein; abbiamo un dovere storico, dobbiamo realizzare un nuovo soggetto, credibile e maggioritario, in vista delle Europee 2019». Yanis Varoufakis si aggira per il vecchio continente per costruire quel che definisce un programma alternativo, transnazionale e progressista. Stringe accordi ed alleanze per allargare il fronte del cambiamento. Lo scorso 20 agosto ad Edimburgo ha incontrato il leader laburista, Jeremy Corbyn, dove ha illustrato il suo piano per non lasciare l’Europa nelle mani dei nazionalisti e delle nuove destre. Un terzo spazio: né con Maastricht, né con Visegrad.
Questa Europa ha imboccato un vicolo cieco, veramente si può ancora cambiare rotta?
L’austerità è uno strumento per condurre una guerra di classe contro la maggioranza dei cittadini. E questo discorso vale per ogni Paese europeo, compresa la Germania. Una guerra di classe che genera quel malcontento che, in assenza di un’alternativa programmatica coerente di sinistra, alimenta come reazione i mostri della destra xenofoba, come Salvini in Italia.
E in questa missione Corbyn è un suo alleato?
Sicuramente, Corbyn è un alleato chiave in questo progetto nel Regno Unito, mentre Bernie Sanders è un alleato chiave nelle Americhe.
Al momento, però, di fronte al crollo di questa Europa, gli unici a rafforzarsi sono i populisti xenofobi. Di recente lei ha detto che «Salvini… 

L’intervista di Giacomo Russo Spena a Yanis varoufakis prosegue su Left in edicola dal 5 ottobre 2018


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