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Trattandosi di un imprenditore e finanziere egotico la chiamò Zingonia. L’imprenditore si chiamava Renzo Zingone e alla fine degli anni sessanta, sfruttando incentivi ed esenzioni fiscali per quella che allora era una zona depressa della pianura bergamasca, si mise in testa di creare dal nulla una città operaia, oggi si direbbe una new town, forse suggestionato dalla vicina Crespi D’Adda ove a cavallo tra ottocento e novecento venne edificato un villaggio operaio modello ora patrimonio Unesco.

Zingone favorì l’insediamento di decine di piccole e medie aziende, tutte con i loro tetti in eternit, edificò un grande e lussuoso albergo, un impianto sportivo tutt’ora funzionante, una discoteca. Servivano lavoratori, tanti lavoratori, e così costruì case e le vendette a caro prezzo agli operai. Tra queste sei grandi ed allora avveniristici condomini, le cosiddette torri di Zingonia. I suggestivi filmati d’epoca si possono vedere su Youtube. Arrivarono dunque gli immigrati dal sud, i terù, come li chiamavano e chiamano a Bergamo, e le sei torri vennero abitate. Gli appartamenti, spaziosi e luminosi, furono acquistati da quegli immigrati con faticosi mutui ventennali o trentennali. Le banche della zona fecero fortuna. Zingonia ebbe un momento di fulgore: fabbriche in piena attività e popolazione in aumento con qualche tensione tra autoctoni e immigrati.

Poi, morto Zingone, il progetto, che prevedeva una new town da 50mila abitanti, non fu completato e negli anni novanta iniziò un’inarrestabile crisi. Venuti meno gli incentivi fiscali molti imprenditori chiusero le loro aziende e si trasferirono altrove. Rimasero grandi distese di vuoti capannoni di eternit grigiastro e consunto. Anche molti lavoratori se ne andarono, ma furono via via sostituiti da altri immigrati, venuti da più lontano, dall’Africa. Dopo la grande crisi del 2008 la situazione, già difficile, precipitò: Zingonia si stava trasformando in un ghetto e chi poteva fuggiva lontano, vendendo il proprio appartamento agli immigrati africani, i nigher, come li chiamano qui.

Zingonia non esiste sulle carte geografiche, è una località appartenente a diversi comuni: Ciserano, Verdellino, Verdello, Boltiere, Osio Sotto. Le sei torri si trovano nel comune di Ciserano, sindaco Pd. Si è creata nel tempo una frattura nel paese: oltre la strada a scorrimento veloce l’insediamento storico, dall’altra parte le sei torri, il ghetto degli africani, la Scampia lombarda, luogo di spaccio e prostituzione. Gli appartamenti delle sei torri sono 206 oltre ai locali commerciali sottostanti. Una buona parte venne acquistata dagli immigrati extracomunitari sempre a prezzo di enormi sacrifici e interminabili mutui altri, pochi, rimasero ad italiani che li possiedono dall’epoca di Zingone, altri ancora rimasero vuoti e furono occupati da spacciatori che in loco, tuttora, tengono vedette e “cavallini”. Il comune di Ciserano ci mise del suo, evitando ogni intervento di riqualificazione urbanistica. Venne smantellata la recinzione e non si sa come, sparì la centrale termica per il riscaldamento delle sei grandi torri, la spazzatura si accumulò, come si accumularono odi e incomprensioni dei paesani storici verso gli africani.

Gli spacciatori dettano legge, intimidiscono coloro che risiedono regolarmente nelle torri, Zingonia, il non luogo geografico, è diventata la sede del male per eccellenza nel cuore di una provincia ad alta densità leghista. L’amministrazione comunale piddina cavalca i sentimenti di ostilità: le elezioni si vincono solo se si promette di risolvere le difficoltà del ghetto, dove risolvere è sinonimo di abbattere e deportare. E così avviene, con il deplorevole concorso di entità ostili e minacciose: i comuni della zona, la Provincia di Bergamo, la Regione Lombardia, l’Azienda pubblica per le case popolari (Aler). Comune di Ciserano e Provincia di Bergamo sono a guida Pd ma fa lo stesso: nel 2015 tutti insieme appassionatamente sottoscrivono un accordo di programma il cui semplice contenuto è il seguente: le sei torri devono sparire, devono essere abbattute, rase al suolo. Su quel terreno sorgerà una struttura di vendita, un parcheggio, uffici. Il piano urbanistico si chiama ARU01 e fu adottato nel 2015.

C’è un piccolo e insignificante problema da risolvere, ovvero i residenti nelle torri i quali non vogliono cedere gli appartamenti acquistati con tanti sacrifici, si riuniscono in comitato, portano la protesta nel cuore di Bergamo, in Regione, manifestano davanti al comune di Ciserano, insomma si fanno sentire vivacemente. Nessuno li aiuta, né il sindacato tradizionale, né tanto meno i partiti, neppure le organizzazioni clericali, che tanto sono per lo più islamici… Solo il Sindacato generale di base (Sgb) e i ragazzi del centro sociale Pacì Paciana di Bergamo li supportano. I tempi si allungano.

Alcuni vendono le loro case ad Aler che le acquista per demolirle, il che è una contraddizione in termini per un’azienda pubblica che dovrebbe dare case e non toglierle. Altri resistono e rifiutano la cessione anche perché Aler propone in cambio poche migliaia di euro. Il comitato dei residenti tenta un ricorso al Tar ma la sospensiva viene negata. Siamo all’epilogo. Nel mese di luglio 2018 vengono notificati i decreti di esproprio. Per appartamenti di 100-130 mq l’indennità è di circa 6.000 – 8.000 euro. In sostanza gli appartamenti acquistati negli anni scorsi per importi tra i 50.000 e gli 80.000 euro vengono espropriati a 6.000 – 8.000 euro e gli espropriati con mutuo in corso dovranno pagare anche il debito residuo alla banca. Chi ha sospeso il pagamento delle rate in attesa dell’esproprio è stato segnalato alla centrale rischi interbancaria e dunque impossibilitato ad avere credito. Un disastro che ha provato gli interessati anche psicologicamente.

Nessuno, a parte le due eccezioni predette, ha trovato da ridire, il ghetto deve scomparire, i suoi abitanti si arrangino. Negli stabili ove ancora vivono alcune famiglie si sviluppano strani e inquietanti incendi. Gli esproprianti mandano operai a devastare gli appartamenti lasciati vuoti: spaccano tutto, porte, bagni, cucine, mobili. Oggi le torri evocano più la Siria che il centro della Lombardia.

Questa è la storia di una deportazione, di un sopruso, di una violenza perpetrata nell’indifferenza, spesso nell’aperta ostilità dell’opinione pubblica. Eppure è anche una storia di dignità e di acquisita consapevolezza, di resistenza e di coraggio che, nonostante tutto, ha lasciato e lascerà un segno. Le sei torri, ad oggi, sono ancora in piedi. Dentro resiste qualche famiglia. In uno scenario lunare si consumano le ultime resistenze. Presto del sogno di Zingone, delle case degli immigrati meridionali, di quelle degli immigrati africani, non rimarranno che macerie analoghe a quelle immateriali che ingombrano molti cervelli.

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Roberto Trussardi, avvocato, ex assessore alle Politiche per la casa del Comune di Bergamo per Rifondazione comunista, è il legale del comitato residenti di Zingonia. 

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